All’inizio della Settima Santa 2026
Sursum corda!
di Mons. Ermegildo Manicardi, vicario generale
Molti si chiedono depressi: che senso ha celebrare la Pasqua a fronte delle guerre e delle violenze datate 2026? L’alleluia, con cui esaltiamo la risurrezione di Gesù, s’innalza tra i boati di guerre interminabili e tra i sibili agghiaccianti dei droni. Corrono per il mondo furiose lotte finanziarie, violenze contro i più deboli e i pasticci domestici di molti che si pretendono onesti. Torna lo scoraggiamento come nell’antico Israele: «Il Signore è in mezzo a noi sì o no?» (cf. Es 17,7).
È vero che non ce la facciamo a fermare le armi e a ridimensionare le sciagure. Ma è anche vero che Cristo risorge per rinsanguare una vita capace di distruggere le lotte e inimicizie. Siamo sicuri di non potere fare niente di fronte a questo quadro insieme scolorito e troppo nitido? Le guerre ci scivolano addosso, ma riusciamo a trattenere la risurrezione di Gesù tatuandola nel cuore? Forse proprio qui sta il punto in cui possiamo combattere per aiutare la forza generativa del “Primogenito risorto dai morti” ad affermarsi di più.
Dobbiamo riprendere in mano la voglia di far attecchire e mettere la nostra speranza tra le cose che siamo obbligati a far esistere. Sconfiggiamo la voglia triste di cedere alla depressione e parliamo disarmati. Operiamo nella cordialità e lasciamoci aiutare, senza illuderci che l’unica nobiltà sia il soccorso che solo noi, piccoli titani, possiamo dare agli altri.
Il profeta Isaia continua a dirci: “Ecco, non è troppo corta la mano del Signore per salvare; né troppo duro è il suo orecchio per udire. Sono le vostre iniquità che hanno scavato un solco fra voi e il vostro Dio” (Is 59,1s). Guardando allo splendore della risurrezione di Cristo, possiamo saltare con coraggio il brutto solco che abbiamo scavato. L’augurio può essere “sursum corda”, “in alto i nostri cuori”, perché l’uomo non viva di solo pane ma anche oggi, come Gesù, di “ogni parola che esce dalla bocca di Dio”.




