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In punta di spillo
Pubblicato il Aprile 2, 2026

Chiudere gli occhi pregando per accorgersi che ora Dio sta creando il mondo

In punta di spillo, rubrica a cura di Bruno Fasani

In Francia li chiamano i “ Ricomincianti ”, dal verbo recommencer, ossia ricominciare. Sono quei battezzati che da sempre hanno abbandonato la pratica della fede e che ora chiedono di tornare. Fanno un vero e proprio percorso di catecumenato per ricevere la riconciliazione, la cresima e l’eucarestia e tornare a vivere in pienezza dentro la Chiesa. Un fenomeno che sta crescendo in maniera esponenziale. Quest’anno si parla di ventimila nuovi casi, che trovano impreparati gli ecclesiastici, nel gestire la loro preparazione, e fanno discutere gli studiosi di fenomeni sociali.

Penso che tutto questo racconti, più di tante parole, il significato profondo della Pasqua. Sappiamo bene che la Chiesa e la fede sono cristiane nella misura in cui sono pasquali, anche se non sempre questa verità riesce a passare nella vita. Anche tanta predicazione passata, sentimental-moralistica o scolasticamente perfetta quanto insipida, non sempre ci ha aiutato ad entrare nel vivo di questa realtà, che è da vivere più che da raccontare. E così troppo spesso abbiamo confinato la risurrezione tra le ipotesi da sottoporre alla ragione. Sarà successo davvero o è un fenomeno inventato dagli apostoli per dare seguito a una storia che rischiava di esaurirsi con la morte di Gesù? Dubbi che serpeggiano anche tra chi si professa cristiano, fino a mettere in discussione che ci sia un’altra vita dopo questa vita.

Va detto che la Pasqua non si racconta, la si sperimenta, a cominciare dal Venerdì Santo, quando nell’orto degli olivi va in onda il mistero della crudeltà umana. È la notte in cui sembra trionfare il male. A livello personale e collettivo, gli uomini decidono di abbandonare la vocazione alla fraternità, alla quale sono chiamati, per abbandonarsi all’ingordigia degli egoismi, del potere e del denaro, per dirla con Papa Leone XIV. Gesù stesso, in quel contesto di brutalità, provò l’impressione dell’assenza di Dio. “Padre, perché mi hai abbandonato”? Sono le sue ultime parole, prima di consegnargli lo spirito. Vedo il Venerdì Santo nelle sofferenze del mondo di questo momento, ma anche nell’apparente venire meno della fede, offuscata dentro la notte e il silenzio del Sabato Santo. Un silenzio che sembra raccontare un mondo che non ha più voglia di Dio.

Ma ecco che i Ricomincianti sono qui a dirci una verità diversa che vuol sconfiggere la tentazione al pessimismo. Ci aveva detto, credevamo che fosse lui… Le parole disilluse dei discepoli di Emmaus potrebbero benissimo essere la veste della nostra sfiducia. Ma ecco invece i segnali del Risorto, vivo dentro la storia, a raccontarci una realtà diversa, a dirci che la vita cristiana non è un bagaglio di convinzioni, né un libro di morale e tantomeno un vissuto emotivo per ingenui creduloni. La Pasqua è la risurrezione dentro vite che cambiano, dentro la Chiesa che si rinnova aprendo strade nuove di annuncio e modi di vivere. La risurrezione non è cosa di un giorno, ma di tutti i giorni. È una creazione continua. Sant’Agostino ricorda che pregare è chiudere gli occhi e accorgersi che, ora, in questo preciso momento, Dio sta creando il mondo. Sembrerà cosa da poco, ma è da qui che bisogna ripartire. Chiudendo gli occhi, per sentire meglio la sua Parola, e aprendo il cuore per lasciarlo operare. Buona Pasqua.

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