Questo
In cammino con la Parola
Pubblicato il Aprile 3, 2026

Questo è il giorno che ha fatto il Signore: rallegriamoci ed esultiamo

Commento al Vangelo della Domenica di Pasqua

Dal Vangelo secondo Giovanni

Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro. Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!». Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò. Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte. Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.

Commento

A cura di Padre Andrea Fulco

Buona Pasqua ai lettori: Cristo è risorto, è veramente risorto: “Christos Anesti” (Χριστός ἀνέστη) significa “Cristo è risorto” in greco, e “Alithos Anesti”, in tutte le lingue rivolgiamo il nostro saluto di pace e di Resurrezione. La Pasqua è davvero il passaggio di tutta una vita dove facciamo esperienza di dolore, ma anche di gioia per la resurrezione. Siamo allegri e cantiamo alleluia oggi perché sappiamo che è risorto, lo hanno visto risorto. Noi celebriamo la gioia di chi lo ha incontrato e lo ha comunicato: abbiamo visto il Signore, dicono le donne, e vi precede i Galilea.

Nessuno lo ha mai visto risorgere né tanto meno il suo corpo è stato trafugato, ma i discepoli e le donne lo hanno incontrato e di questo noi siamo testimoni. La luce che si accende dal fuoco pasquale della Veglia è il primo bagliore di speranza e di pace. Nei Vangeli il racconto delle apparizioni ci dice quanto sia importante incontrare Cristo nella nostra vita. Gesù si mostra prima a Maria di Magdala e la invita a non trattenerlo, poi a porte chiuse vede i discepoli e si mostra a Tommaso nella seconda domenica in Albis. Cristo risorto è irriconoscibile per chi si ferma al passato e non guarda con gli occhi della fede. La fede è un cammino lungo la via (odos) che si alimenta e fa ardere il cuore come ai discepo di Emmaus: non ci ardeva il cuore mentre camminava con noi e ci spiegava le scritture e lo riconobbero allo spezzare del pane (Lc 24, 13-53).

Il canto dell’exultet o preconio Pasquale ci ricorda la felix culpa che meritò un così grande Salvatore Gesù Cristo. Gesù Cristo il Risorto è venuli to a chiamare Adamo negli inferi a farlo risorgere come un giorno le tombe si apriranno e saremmo tutti risorti nel corpo e nello spirito. La resurrezione di Cristo è la certezza escatologica per tutti i viventi e i fedeli in Cristo. Non siamo figli della morte ma della vita che si apre attraverso la pietra ribaltata e il sepolcro vuoto. La vita del Risorto dischiude la morte e ci fa sperare le cose future.

In questo scenario pasquale ricordiamo anche chi rimane nella tomba per via del proprio egoismo e della violenza. Le guerre di oggi non ci aiutano a sperare, tuttavia non temiamo perché, come diceva don Tonino Bello, prima o poi verrà per tutti il giorno della deposizione dalla croce e saremo vincitori con il primo vincitore Cristo Gesù. Non fermiamoci al sepolcro ma guardiamo avanti.

In questa Pasqua siamo chiamati a diffondere come uno speaker la voce di chi ha visto, e tanto più lo incontriamo tanto più diventiamo credibili. La Pasqua è un evento passa parola che fa nascere la chiesa. Diventiamo anche noi eco di pace e di vita a quanti sono ancora nelle tenebre e regaliamo agli altri non solo l’uovo di Pasqua ma un segno concreto, un abbraccio di pace, la consolazione di un perdono ritrovato che ci faccia sentire che Lui esiste ed è veramente risorto Alleluia.

L’opera d’arte

Andrea Mantegna, Resurrezione (1457-59), Tours (Francia), Musée des Beaux-Arts. Questa tavola dipinta faceva originariamente parte della predella della celebre Pala di San Zeno a Verona. La scena è caratterizzata dalla tipica precisione prospettica e dall’attenzione archeologica verso il mondo classico, tipiche della poetica del Mantegna: la Resurrezione è ambientata davanti ad una grotta scavata nella roccia – che ricorda gli arcosoli delle catacombe paleocristiane da cui sporge il sarcofago scoperchiato. Al centro, la figura di Gesù Risorto domina la composizione.

È sollevato in piedi, avvolto in una luminosa mandorla di luce, circondato da cherubini che accentuano il carattere divino dell’evento. In primo piano e ai lati, i soldati romani sono colti nel momento del risveglio. Le loro reazioni sono di profondo stupore e spavento, descritte con grande realismo. Gli abiti e le armature sono curati con estrema precisione “all’antica”, riflettendo la profonda cultura umanistica di Mantegna e la sua volontà di ricreare il mondo classico non come semplice citazione, ma con come fonte viva di ispirazione artistica.

V.P.

Intervista a Ignazio Ingrao
Culturalmente, rubrica a cura di Francesco Natale
di Giacomo Sforzi 
Pubblicato il 3 Aprile, 2026
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