Quando le maschere si infrangono
Etica della vita

Pubblicato il

3 Aprile 2026

Quando le maschere si infrangono

Etica della vita, rubrica a cura di Gabriele Semprebon

Racconto brevemente un aneddoto: un giovane di 28 anni, con una vita normalissima, un giorno riceve dalla moglie una notizia sconvolgente: ha il naso storto, cosa che lui, tra le altre cose, nega fortemente. Da questa dirompente notizia gli sorge un pensiero: questo significa che ogni persona che mi guarda, vede qualcuno che in realtà io non sono, quindi, il mio sforzo, da oggi in poi, sarà quello di cercare di far vedere quello che io credo di essere, non quello che gli altri vedono. Questo è il gioco delle maschere. Per chi l’ha riconosciuto, è un accenno della trama di “ uno, nessuno, centomila ” di Luigi Pirandello. L’uno, il protagonista, in realtà, diventa centomila persone, è visto in centomila modi diversi e lui si pone in altrettanti modi diversi. Noi tutti, per farci vedere come vogliamo, per essere accolti, per essere credibili, indossiamo delle maschere, giochiamo un ruolo, non siamo propriamente noi stessi ma vogliamo mostrarci come desideriamo che gli altri ci vedano. Questa corazza ci accompagna per tutta la vita ma nel momento di lasciare questo mondo, tutto si infrange.

Davanti a una diagnosi con prognosi infausta, tutte le nostre strutture crollano, a volte crolla anche la fede, si frantumano le ideologie, i rapporti intessuti nel tempo, il sipario si apre verso un deserto di disperazione. È in questo momento che sorgono le domande più profonde, di senso e di significato. Questa è la spiritualità nel fine vita, questo angolo profondissimo di noi stessi che viene scoperto e riconosciuto fragilissimo nel quale nascono le domande e le tensioni più vere di tutta la nostra esistenza. È in questo momento che l’operatore sanitario si deve fare anche garante dell’accoglienza di queste domande espresse o inespresse. Non solo l’operatore spirituale ma chi sta curando quel paziente, se vuole che il suo approccio sia veramente totale, per tutta la persona, allora deve farsi carico anche di quel peso importante che molto spesso viene sintetizzato in un semplice “perché proprio a me?”.

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