L’aria che pesa
Attualità, Territorio

Pubblicato il

17 Settembre 2026

L’aria che pesa

Modena è spesso «maglia nera» regionale per le polveri sottili, e Carpi non è lontana. Ma c'è una novità: d'estate è il caldo stesso a fabbricare l'inquinamento.

di Daniele Losi

Ci sono mattine d’inverno, nella Bassa, in cui l’aria si vede: il cielo è una lastra grigia, densa, che sa di legna bruciata e di traffico. Sono le giornate dei «bollini», degli allarmi per le polveri sottili. Quella patina che non se ne va è la cosa più concreta che abbiamo dell’aria che respiriamo.

La Pianura Padana è, da sempre, tra le aree più inquinate d’Europa, e la ragione è geografica prima ancora che umana. «È un territorio fragile di natura», spiega Aldo Meschiari, da trent’anni divulgatore ambientale a Carpi: «Una conca chiusa per tre quarti dalle montagne, con poco vento e poca pioggia». D’inverno scatta l’inversione termica: «L’aria fredda ristagna al suolo, e tutto ciò che emettiamo resta fermo lì per settimane».

Nel 2024 Modena-Giardini ha superato il limite giornaliero di PM10 per 52 giorni, il valore più alto dell’Emilia-Romagna; Carpi-Remesina per 38. La legge ne consente al massimo 35. Va detto: rispetto a vent’anni fa l’aria è migliorata, le medie annue rientrano nei limiti. Il problema non è più lo smog perenne, ma i picchi.

Le polveri sottili sono «un killer silenzioso», avverte Meschiari, perché «agiscono come la sigaretta»: non fanno male nell’attacco acuto, ma per accumulo. Le fonti sono tre: il riscaldamento domestico con le biomasse, il traffico, e l’agricoltura intensiva, con l’ammoniaca degli allevamenti «precursore delle polveri sottili».

C’è poi una novità che lega questa puntata a tutta l’inchiesta: l’inquinamento ha due stagioni. D’inverno il nemico sono le polveri; d’estate è l’ozono, che non esce da nessun camino — lo fabbrica il sole, «cuocendo» gli inquinanti del traffico. Più si scalda il clima, più peggiora l’ozono: caldo e inquinamento non sono due problemi separati, sono lo stesso problema.

«L’esposizione agli inquinanti atmosferici produce un ampio spettro di effetti sulla salute, specialmente dei più poveri», scriveva Papa Francesco nella Laudato si’ (n. 20), denunciando una «cultura dello scarto» che tratta come rifiuto non solo le cose, ma le persone. L’aria, come il clima, è un bene comune: non possiamo comprarcene una diversa.

I numeri dell’aria

Modena-Giardini: 52 giorni di superamento del limite di PM10 nel 2024 (il massimo regionale)
Carpi-Remesina: 38 giorni di superamento (il limite di legge è 35)
Le medie annue di PM10 (40 µg/m³) e PM2.5 (25 µg/m³): rispettate in tutte le stazioni
Biossido di azoto (NO₂): in calo, limiti rispettati ovunque
Ozono: continua a non rispettare gli obiettivi di legge; primi superamenti 2024 già a metà aprile
La Pianura Padana resta tra le aree più inquinate d’Europa

Fonti: Arpae Emilia-Romagna, report qualità dell’aria 2024
Cosa posso fare io

Lascia l’auto quando puoi: per i tragitti brevi in città, bici, piedi e mezzi pubblici. Meno traffico è meno polveri per tutti.
Attento al riscaldamento: una caldaia efficiente e una stufa a legna usata bene inquinano molto meno. Non bruciare mai rifiuti o legna trattata.
In casa, temperature giuste: 19-20 °C d’inverno. Ogni grado in meno è meno emissioni e meno spesa.
Nelle giornate di allerta (bollini, picchi di ozono d’estate), riduci gli sforzi all’aperto nelle ore peggiori, soprattutto per bambini e anziani.

L’emergenza climatica nella Pianura padana è un’inchiesta a puntate di Notizie, settimanale della Diocesi di Carpi. Prossima puntata: «Chi paga il conto» — salute, agricoltura, economia: i costi umani ed economici del clima che cambia.

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