Un nuovo progetto di ricerca rilegge gli anni di Nomadelfia a Fossoli
Il campo della fraternità: oltre il mito di Don Zeno
di Maria Silvia Cabri
C’è un luogo, a pochi chilometri da Carpi, dove le lancette della Storia hanno girato in direzioni opposte, sovrapponendo l’orrore alla solidarietà. È il Campo di Fossoli, tristemente noto come anticamera dei lager nazisti, che tra il 1947 e il 1952 è diventato teatro dell’utopia concreta: Nomadelfia. E’ questo il nome della comunità fondata da don Zeno Saltini nel 1947, occupando l’area dell’ex campo di concentramento, trasformando così un luogo di dolore, violenza e morte in uno spazio di speranza, fraternità e accoglienza per bambini orfani e abbandonati. Prima di spostarsi nel grossetano, la comunità ha vissuto a Fossoli la sua prima fase, dal 1947 al 1952 appunto, ed è proprio questo lasso di tempo l’oggetto del progetto di ricerca promosso dalla Fondazione Fossoli e affidato al coordinamento di Bruno Maida, storico e docente all’Università di Torino.




