Umiltà e fortezza: il ricordo della venerabile Luisa Guidotti da parte di monsignor Morandi
Lo scorso 18 maggio, monsignor Giacomo Morandi, originario di Modena, vescovo di Reggio Emilia-Guastalla, ha presieduto la Santa Messa Missionaria nel Duomo di Modena a cui monsignor Morandi è da sempre particolarmente legato poiché è stata la sua parrocchia e perché qui riposano le spoglie mortali della venerabile Luisa Guidotti Mistrali, medico, uccisa in Rhodesia (attuale Zimbabwe) nel 1979.
Nel Vangelo di Giovanni (Gv 16,29-33) letto durante la Messa Missionaria di lunedì 18 maggio, nel Duomo di Modena, per ricordare la venerabile Luisa Guidotti Mistrali, nel giorno del suo compleanno, Gesù dice ai discepoli: “Nel mondo avete tribolazioni, ma abbiate coraggio: io ho vinto il mondo”. Monsignor Morandi nella sua omelia ha sottolineato questo aspetto: “È una parola intrisa di consolazione. Il discepolo vive in questa certezza: non dobbiamo vincere noi, perché c’è già qualcuno che ha vinto. Questa è la certezza della fede”.
Nell’approfondire la figura della Venerabile Luisa Guidotti, il Vescovo l’ha prima di tutto definita una “donna ecumenica”: nata a Parma, cresciuta tra Reggio e Modena, ha unito in sé il meglio di queste terre e della loro tradizione cristiana. La qualità che tutti le riconoscono è il coraggio, quello nato dalla fede e dalla consapevolezza che il suo compito non sarebbe stato quello di “vincere” perché già aveva vinto Gesù per primo. La sua vita, in salita fin dall’inizio, poiché segnata dalla morte prematura della madre, è stata una pronta risposta alla chiamata del Signore a diventare segno tangibile del suo amore e della sua misericordia. Luisa invece di dedicarsi alla matematica, seguendo il desiderio del padre, scelse di occuparsi delle persone, soprattutto dei malati e dei poveri. Donna dal carattere “tenace” in cui si poteva riconoscere la virtù cardinale della fortezza, ha avuto la capacità di perseguire la propria vocazione medica e missionaria affrontando ogni difficoltà, sostenuta dalla certezza che il Signore la chiamava a essere “balsamo di consolazione” per tante ferite.
Il suo ministero è stato caratterizzato dalla gioia e dalla serenità, stare con lei significava essere contagiati dalla gioia, una gioia nata dalla convinzione che il Signore ama chi dona con gioia. Nonostante le enormi difficoltà, Luisa non si scoraggiò mai. L’umiltà e la fortezza sono state caratteristiche che l’hanno contraddistinta. Aveva l’umiltà di chi sa che la missione non si porta avanti da soli e la fortezza di chi non abbandona fino alla fine. Ha servito indistintamente tutti coloro che avevano bisogno di cura e premura. Era un medico che “perdeva tempo” con gli ammalati, perché sapeva che il tempo è la cosa più preziosa che abbiamo. Nel volto di Luisa trasparivano insieme serenità, gioia, fortezza e disponibilità incondizionata.
A conclusione dell’omelia monsignor Morandi ha ringraziato il Signore per il dono di questa donna che ha scelto una vita profondamente eucaristica, fino alla fine ha scelto di consumarsi con gioia per gli altri. “Noi questa sera non siamo qui semplicemente per commemorare. Siamo in comunione con lei. Siamo qui per ringraziare il Signore, perché in lei ha trovato un terreno favorevole all’azione dello Spirito Santo. (..) Signore, ti ringraziamo per Luisa che non ha opposto resistenza alla tua azione, hai fatto di lei, attraverso la tua grazia e lo Spirito Santo, un capolavoro di amore e di gioia donata”.




