Migrazioni, tra identità e sicurezza
Per tutti la bussola è la Carta costituzionale, favorire il dialogo culturale e interreligioso
di Edoardo Patriarca
Attendiamo da più di un decennio le riforme per meglio governare i flussi migratori, le proposte le ha fatte anche il Festival nazionale della Migrazione, devo dire senza grandi risultati: ci proveremo anche nell’edizione 2026 dal 5 al 15 novembre. Affrontare il tema migrazioni significa prima di tutto par-lare di comunità locali, della nostra comunità provinciale e diocesana, anche per ricordare i fatti del 16 maggio a Modena, l’attentato di un italiano con ascendenza marocchina che su un’auto lanciata a tutta velocità investe passanti in pieno centro città. Immagini dolorose che hanno lasciato un segno profondo nelle vittime di quel terribile atto e in una comunità che ha avuto la forza di reagire affrontando quella paura che altri avrebbero voluto cavalcare per seminare odio verso tutti gli stranieri residenti nel nostro territorio. Uno schema ormai noto e ampiamente studiato: la paura organizzata offre ai cittadini più impoveriti, agli incerti sul proprio futuro, agli esclusi dalla vita sociale un nemico facilmente accessibile e senza diritto di replica: è lo la causa della insicurezza, della crisi abitativa, dei salari bassi, di una sanità sempre più in difficoltà.
Ma come ho scritto nel precedente articolo non è questa la realtà. Allora, se le migrazioni sono parte della vita degli uomini e delle donne, perché non coglierne le opportunità che pongono davanti a noi? E già accaduto negli anni ‘50 – ‘60 quando interi paesi del Mezzogiorno si trasferirono al Nord, anche nel modenese, partecipando e rendendo possibile il miracolo economico di quegli anni. Erano i “terroni”, i “marocchini” … che poi, molti decenni dopo, sono arrivati per davvero. Propongo alcune piste di lavoro.




