Donazioni di organi, Aido e l’eredità della vita
“Scienza in corsa, consenso in frenata”: l’allarme del presidente di Aido l’appello a scegliere il ‘sì’
di Maria Silvia Cabri
Il confine tra la vita e la morte, nel mondo della scienza, non è mai stato così sottile, né così fecondo. Mentre la Rete regionale Trapianti dell’Emilia-Romagna segna record di efficienza e la ricerca avanza verso nuove frontiere, a Carpi l’Aido (Associazione italiana per la donazione di organi, tessuti e cellule) celebra un traguardo che è insieme storico e politico: i 50 anni di impegno nella cultura del dono. Eppure, proprio mentre la medicina corre, il consenso sociale accusa una frenata preoccupante.
50 anni di Aido Carpi
Era il 26 febbraio 1976 quando è nata la sezione carpigiana di Aido. Oggi, a cinquant’anni di distanza, conta oltre 3.400 soci. Eugenio Davolio è presidente da sei anni (oltre che vice presidente provinciale), ma custode della “famiglia” Aido da quattro decenni. “In questi cinquant’anni, grazie alle decine e decine di volontari e dirigenti che si sono avvicendati nel corso del tempo e alle migliaia di cittadini che hanno espresso la loro volontà di donazione, la nostra missione ed il nostro impegno sono rimasti immutati – spiega Davolio – . Promuovere la cultura della donazione volontaria, consapevole, anonima e gratuita di organi, tessuti e cellule in base al principio della solidarietà sociale”.




