Pat Patfoort a Carpi: come difendersi dalla violenza senza diventare aggressivi
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Pubblicato il

28 Luglio 2026

Pat Patfoort a Carpi: come difendersi dalla violenza senza diventare aggressivi

Due giorni di corso, il 7 e 8 luglio, con 24 partecipanti per formare nuovi formatori del suo metodo: l'antropologa belga, esperta di non-violenza, spiega lo schema «Maggiore-Minore-Equivalente» e il ruolo decisivo dell'educazione


di Daniele Losi

Pat Patfoort è stata a Carpi il 7 e 8 luglio 2026 per un corso di formazione sul suo metodo «M-m-E». Due giornate che hanno coinvolto 24 corsisti, con l’obiettivo di formare nuove figure capaci a loro volta di insegnare il metodo. In quell’occasione l’abbiamo incontrata e intervistata.

Esiste una violenza che non fa rumore ma ferisce in profondità: il silenzio, l’esclusione, il non rivolgere la parola a chi resta ai margini. È da qui che parte Pat Patfoort, antropologa belga con cinquant’anni di lavoro sul campo tra scuole, aziende, coppie e zone di conflitto.

Al centro del suo metodo c’è uno schema semplice: «maggiore-minore-equivalenza». Chi si sente messo in una posizione inferiore reagisce ponendosi al di sopra dell’altro, che a sua volta contrattacca: nasce così una spirale che non si ferma. «Quando ci mettiamo in una posizione maggiore per uscire da quella minore, l’altro tornerà ad attaccarci — spiega —. Dove si fermerà tutto questo?».

La via d’uscita è l’equivalenza: stare accanto, non sopra. Non significa arrendersi, ma saper dire di no con fermezza ed empatia, senza schiacciarsi. Da qui la sua convinzione più netta: con la non-violenza «non ci sono più nemici. Ci sono persone con cui abbiamo relazioni difficili, questo sì».

Dove agire? Alla radice, sostiene Patfoort: con i bambini. «È come coltivare una pianta: devi darle tutti gli ingredienti di cui ha bisogno per crescere». Il metodo si riassume in due passi: «Sapere come, e poi farlo».

Un cammino che richiede energia, pazienza e disciplina, ma possibile. «Nessuno nasce colpevole», ricorda: chi ferisce spesso ripete solo ciò che ha ricevuto. A un certo punto, però, si può scegliere: «Sarò uno di quelli che cambiano le cose».

Esiste una violenza che non fa rumore ma ferisce in profondità

Intervista completa a pat Patfoort

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