Incontri. Dialogo sulla pace tra mons. Castellucci e il sacerdote ucraino Mykhaylo Dymyd
L'appuntamento nel programma della Festa più pazza del mondo
di Daniele Losi
Alla 40° edizione della “Festa più pazza del mondo” in corso a Carpi, che ha come tema “Un abbraccio possibile, la sfida della pace”, si è svolto, sabato 20 giugno, il dialogo tra mons. Erio Castellucci, arcivescovo di Modena-Nonantola e vescovo di Carpi, e padre Mykhaylo Dymyd, sacerdote ucraino e primo rettore dell’Università Cattolica di Leopoli.
Ad aprire l’incontro il discorso di Papa Leone XIV in occasione della veglia di preghiera per la pace dell’aprile scorso: la preghiera non è un rifugio dall’orrore del mondo, ma la risposta più profonda alla sofferenza e alla morte che si accompagnano ad ogni guerra. Padre Mykhaylo ha portato la voce di chi vive dentro la guerra ormai dal 21014 anche se la fase più cruenta è quella iniziata nel 2022. Durante la rivoluzione del Maidan del 2013-14, a meno venti gradi, apri una tenda-chiesa nel cuore di Kiev, aperta giorno e notte, dove cattolici e ortodossi pregavano insieme. Poi la testimonianza più dolorosa: il figlio Artemio, 23 anni, e rientrato dall’estero per combattere, ucciso il 18 giugno 2022. Al funerale, sua moglie Ivanka gli ha cantato una ninna nanna. Non una sconfitta, ma un’offerta, ha detto il padre.
Il vescovo Erio ha riflettuto sul senso della preghiera come pulizia interiore – estirpare le erbacce del risentimento – e sulla pace come artigianato contrapposto all’industria della guerra, che nel mondo ha quintuplicato i suoi investimenti. Ha ripercorso anche l’evoluzione della dottrina della Chiesa: dall’inutile strage di Benedetto XV, fino al ripudio della guerra come strumento di risoluzione dei conflitti. In chiusura, una formula appresa da Papa Francesco: “A chi non posso dire ti voglio bene, dico al Signore voglio il suo bene”.
Padre Mykhaylo Dymyd e mons. Erio Castellucci




