Bernardino Realino, quel dolcissimo Nome
Il 4 luglio si celebra San Bernardino Realino, patrono secondario di Carpi. Il suo legame con il grande predicatore senese
di Virginia Panzani
Degno di nota è il legame che unisce Bernardino Realino al patrono principale della città e Diocesi di Carpi, San Bernardino da Siena. Quando intorno al 1423-24 il frate francescano predicò in città fu ospite della nobile famiglia Bellentani, la cui dimora si trovava vicino alla pieve di Santa Maria in Castello, la Sagra, nei pressi dell’attuale via Bellentanina. Quel soggiorno lasciò un’impronta così profonda che, a distanza di generazioni, una discendente di coloro che accolsero il Santo, Elisabetta, moglie di Francesco Realino, “maestro di scuderia” al servizio di principi, cardinali e comandanti militari dell’epoca, volle battezzare il primogenito, il 2 dicembre 1530, con il nome del grande predicatore.
Divenuto gesuita e inviato dai superiori a Lecce nel 1574, per fondare e organizzare un collegio – il Collegio Lupiense, dall’antico nome latino di Lecce, Lupiae, fu inaugurato nel 1583, accanto alla chiesa del Gesù – la vita di Bernardino Realino si intrecciò strettamente con la famiglia Grassi di Ruffano. Una profonda amicizia che lo storico Mario Spedicato ha documentato ricostruendo il processo di canonizzazione di Bernardino nella “fase leccese”. Altobello Grassi, stimato medico vissuto tra il 1550 e il 1632, considerava infatti il padre gesuita come un punto di riferimento spirituale. A lui si rivolse nei momenti di grande preoccupazione, sperando di salvare il figlio Francesco da alcune turbolente avventure, e a lui chiedeva notizie del cognato, Francesco Mogavero, gesuita missionario partito per le Indie, poi tragicamente scomparso in Giappone. Durante i suoi pellegrinaggi verso il santuario di Santa Maria di Leuca, il gesuita trovava sempre accoglienza in casa Grassi. In una di queste occasioni, lasciò la sua “canna”, il bastone da viaggio che, insieme ad un epistolario di una quarantina lettere, la famiglia di Ruffano iniziò a custodire come reliquie. Nel 1629, chiamato a deporre ad Ugento, durante il processo informativo sulle virtù di padre Realino, Altobello ricordava come, ogni volta che il gesuita faceva tappa nella sua casa, questa si trasformasse in un ritrovo per l’intera comunità: sacerdoti, laici e persino il barone del luogo accorrevano per incontrarlo. Padre Realino era prontissimo alle richieste e devotissimo del Nome di Gesù e di Maria che ripeteva spesso con riverenza.
Ed è in quest’ultimo particolare che la testimonianza di Altobello Grassi non può non balzare agli occhi dei carpigiani, perché rende spontaneo il richiamo a San Bernardino da Siena. Se consideriamo la profonda venerazione che la famiglia materna del Realino nutriva per il grande predicatore e il ricordo indelebile che aveva lasciato a Carpi, diventa suggestivo pensare che proprio tra le mura di casa – sappiamo che la madre si occupò personalmente della sua prima educazione – il futuro Santo abbia ricevuto quel dolcissimo “imprinting”. Un amore per il Nome di Gesù che poi avrebbe ritrovato tra i capisaldi della spiritualità di Ignazio di Loyola e della Compagnia di Gesù, che del trigramma IHS, già divulgato nel ‘400 da Bernardino da Siena, fece il proprio emblema.
Fonti: M. Spedicato, Un santo tardivamente beatificato. I processi periferici di canonizzazione su Bernardino Realino, in L. Cosi – M. Spedicato (a cura di), “Defensor Civitatis”. Modernità di padre Bernardino Realino Magistrato, Gesuita e Santo. Atti del Convegno Internazionale di Studi a quattrocento anni dalla morte (1616-2016). Lecce 13-15 ottobre 2016, Ed. Grifo, Lecce 2017; S. Palese, Una famiglia amica e devota di San Bernardino Realino, quella dei Grassi di Ruffano nel Salento estremo, Archivio storico Diocesi di Ugento-Santa Maria di Leuca (2019).




