Papa Leone XIV a San Marino e Montefeltro. Mons. Beneventi: “Dal Titano un messaggio di pace per il mondo ferito”
Attualità, Chiesa

Pubblicato il

21 Agosto 2026

Papa Leone XIV a San Marino e Montefeltro. Mons. Beneventi: “Dal Titano un messaggio di pace per il mondo ferito”

Alla vigilia della visita pastorale di Papa Leone XIV, il vescovo di San Marino-Montefeltro, mons. Domenico Beneventi, sottolinea il valore ecclesiale e internazionale dell'evento

Domani, 22 agosto, Papa Leone XIV sarà in visita pastorale nella Repubblica di San Marino e nella diocesi di San Marino-Montefeltro. La giornata si articolerà tra gli incontri con le autorità civili e religiose della Repubblica, il tradizionale affaccio dal Palazzo Pubblico, la preghiera nella Basilica del Santo e i momenti dedicati alla comunità ecclesiale. Una visita che si inserisce nella storia dei rapporti tra il Titano e la Santa Sede e che richiama anche il precedente viaggio di Benedetto XVI nel 2011.

La diocesi di San Marino-Montefeltro presenta una caratteristica unica nel panorama ecclesiale italiano: il suo territorio si estende infatti tra la Repubblica di San Marino e l’Italia, abbracciando realtà diverse ma unite da una stessa appartenenza ecclesiale. Di questo significato e delle attese per la visita del pontefice parla al Sir il vescovo, mons. Domenico Beneventi.

Eccellenza, la sua diocesi si estende tra l’Italia e uno Stato estero. Che significato assume per la Repubblica di San Marino e per la diocesi la visita del Papa?
Da un lato rappresenta certamente la conferma dei rapporti di amicizia tra la Repubblica di San Marino e la Santa Sede, proprio nell’anniversario dei cento anni delle relazioni bilaterali tra i due Stati. Dall’altro, per la parte italiana della diocesi, è un segno di vicinanza del Pastore verso territori che appartengono alle cosiddette aree interne e che rischiano sempre più spesso di essere trascurati. La presenza del Papa richiama l’attenzione proprio su questi luoghi dove abita quella “magnifica umanità” alla quale il Pontefice fa spesso riferimento. Qui c’è bisogno di una Chiesa prossima, vicina, capace di incoraggiare e accompagnare le persone.

Una visita che sembra dare valore e visibilità anche a quelle ‘aree interne’ da sempre al centro dell’attenzione della Chiesa italiana.
Sì, perché questa visita tiene insieme un piccolo Stato e le piccole comunità di un altro Stato. L’incontro tra queste realtà permette di recuperare spazi di collaborazione fondati sulla sussidiarietà e sulla prossimità. Oggi più che mai occorre riscoprire il valore del piccolo. Il piccolo custodisce l’attenzione, la vicinanza, l’umano. Custodisce i volti delle persone che spesso sfuggono a una società dominata dalle immagini, dove proliferano le connessioni ma diminuiscono gli spazi e il tempo per l’incontro autentico.

La visita assume anche una valenza ‘internazionale’ che, in un tempo segnato da guerre, conflitti e tensioni globali, è un ulteriore elemento di importanza…
Chi conosce San Marino sa quanto questa piccola Repubblica sia impegnata sul fronte della solidarietà, dell’accoglienza e del dialogo. C’è una lunga tradizione di attenzione verso le popolazioni colpite dai conflitti. Basti pensare, ad esempio, alla presenza di un nucleo di giovani provenienti da Betlemme adottati da famiglie sammarinesi. Insieme ai Capitani Reggenti, il Papa potrà lanciare un messaggio di pace che non sia mera retorica, ma che nasca da una storia concreta fatta di accoglienza, sostegno, libertà e promozione della dignità umana. Sarà un richiamo a una cultura della pace che mette al centro la persona.
Questo dal Palazzo Pubblico rappresenta idealmente un affaccio sul mondo ferito dai conflitti.
Un mondo nel quale assistiamo troppo spesso a gesti disumani che nascono dalla dimenticanza dell’altro. Quando vengono meno l’accoglienza, la condivisione e la capacità di convivere, si smarrisce il senso stesso dell’umanità. Da questo punto di vista San Marino può diventare una piccola finestra aperta sul mondo per invocare la pace a partire dal riconoscimento della dignità di ogni persona.

Dopo l’affaccio, il Papa si recherà nella Basilica di San Marino per un momento di adorazione eucaristica e per la venerazione delle reliquie del Santo fondatore. Uno dei gesti più significativi della visita.

È certamente un momento molto significativo e direi anche la chiave interpretativa dell’intera giornata. La missione della Chiesa consiste nell’osservare il mondo con gli occhi degli uomini e portare tutto questo davanti al Signore. Il Papa entrerà in preghiera insieme a noi per affidare al Cristo risorto il popolo di San Marino e tutte le popolazioni colpite dalla guerra. La pace, infatti, è anzitutto un dono che riceviamo da Lui e che poi siamo chiamati a tradurre in scelte concrete. La figura di san Marino ci richiama a questa responsabilità. Il mondo ha bisogno di testimoni capaci di incarnare il Vangelo, di costruire comunità e di aprire percorsi di riconciliazione. Solo così la pace può diventare una realtà vissuta e condivisa.

Quali sono le sue speranze per la diocesi per questa visita?
La nostra diocesi vive costantemente questo dialogo tra la Repubblica di San Marino e l’Italia. In qualche modo rappresenta un piccolo laboratorio ecclesiale e umano. In un tempo segnato dallo smarrimento e dalla dispersione, sentiamo il bisogno di riscoprire il senso della comunità. Per questo ci affidiamo al Papa. Ci consegniamo alla sua parola e alla sua preghiera non solo per ricevere una benedizione, ma per essere confermati nel nostro slancio missionario, nella volontà di continuare a essere una Chiesa vicina alle persone, capace di costruire relazioni, dialogo e speranza.
Daniele Rocchi

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