Ecco la generazione che cerca il tuo volto, Signore
In cammino con la Parola

Pubblicato il

30 Ottobre 2026

Ecco la generazione che cerca il tuo volto, Signore

Vangelo di domenica 1° novembre

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo: «Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli. Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati. Beati i miti, perché avranno in eredità la terra. Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati. Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia. Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio. Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli. Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».

Commento

A cura di Mons. Francesco Lambiasi, Vescovo emerito di Rimini

È stato detto che il cuore dell’uomo è “un crepaccio assetato d’infinito” (Kierkegaard). E’ vero: l’uomo è un animale desiderante. E’ un essere finito, limitato, mortale, ma si porta dentro un desiderio immenso di assoluto, di eterno, in una parola, di infinito. Un bisogno irrinunciabile, una fame ardente e una mordente sete di felicità. Come risponde la nostra fede a questa fame e a questa sete? Nell’immaginario collettivo circola purtroppo un’idea negativa di cristianesimo, come religione della mortificazione, del dolore, dell’umiliazione, in una parola della croce.

Già l’Antico Testamento aveva dato una prima risposta alla sete umana di felicità. La prima: Dio vuole la vita, non il dolore e la morte per i suoi figli. E brama a tutti i costi la loro gioia. Allora qual è la novità apportata dal Nuovo Testamento? La possiamo esprimere in quattro passaggi. La bella notizia del Vangelo è questa: con Gesù il regno di Dio viene inaugurato nella storia, e con lui la promessa dell’antico patto si compie, già oggi: oggi i poveri sono beati, e oggi lo sono anche i perseguitati. Per Gesù le beatitudini si riassumono in un grido di gioia: il regno di Dio è finalmente arrivato!

C’è un secondo tratto di novità: non solo la promessa del regno di Dio con Gesù si compie, ma si compie per tutti, a cominciare dagli ultimi: i piccoli e gli umili, gli emarginati e gli esclusi. Ma il vangelo ci dice ancora di più: la profezia di felicità non solo si compie con lui, ma si compie in lui. Gesù è stato povero, affamato, misericordioso, perseguitato, ed è stato veramente beato. E’ giusto perciò definire le otto beatitudini come l’autoritratto di Gesù, la sua fedele, perfetta autobiografia.

C’è un ulteriore elemento di novità, ed è costituto dalla paradossalità. Per noi è beato chi è ricco, potente, chi è famoso. Per noi vale di più chi conta di più. Per Gesù il capovolgimento è totale: quelli che noi consideriamo infelici, Gesù li proclama felici. E felici non perché poveri, umiliati o affamati di giustizia, ma per la ragione che ne consegue: per-ché sono amati da Dio.

Le parole che scandiscono le beatitudini sono come la linfa di tutto il Vangelo. Beati, cioè felici, sono i poveri in spirito, ossia quelli che si sentono amati da Dio, e questo gli basta. Beati sono quanti sono nel pianto e si addolorano per il male che abita il mondo. Beati sono i miti, vale a dire i mansueti e i non-violenti, che sanno affrontare con serena fortezza ingiustizie e tensioni. Beati sono gli affamati e assetati della giustizia che imitano l’amore gratuito del Padre dei cieli per tutti, e soprattutto per i poveri e gli ultimi. Beati sono i misericordiosi che sanno perdonare, come ha fatto Gesù. Beati sono i puri di cuore, quelli che sono one-sti e schietti con gli altri e non hanno il cuore oscurato da paure e da voglie sfrenate e tenebrose. Beati sono gli operatori di pace che “non si danno pace” pur di favorire una convivenza armoniosa e pacifica tra fratelli. Beati, infine, sono i perseguitati per la giustizia.

Ma ora soffermiamoci almeno brevemente sulla prima e sull’ultima beatitudine. Beati i poveri in spirito sono gli umili di cuore. Sono interiormente liberi da se stessi e dalle cose. Si accettano come sono, e sono lieti anche della loro debolezza, che consente alla forza del Signore di manifestarsi. Sanno gioire dei beni che ricevono, e più ancora di riceverli da Dio Padre. Si fidano totalmente di lui e si affidano interamente al suo amore. Seguono Cristo, il quale per salvarci, “da ricco che era, si è fatto povero per arricchirci con la sua povertà” (2Cor 8,9).

Beati i perseguitati per la giustizia. Si tratta di chi subisce insulti, discriminazioni e violenze a causa della fedeltà al vangelo e della propria identità cristiana. La persecuzione è segno che si è dalla parte di Gesù, ingiustamente perseguitato. Gioite ed esultate, ha detto il Maestro ai suoi discepoli. Lo dice anche a noi. Un possibile – e purtroppo frequente – peccato di noi discepoli è quello di essere tristi. E’ un peccato che gli altri, giustamente, non ci perdonano.

L’opera d’arte

Trionfo della Croce come Albero della Vita, mosaico (XII secolo), Roma, San Clemente. Questo capolavoro, nel catino absidale dell’antichissima Basilica di San Clemente a Roma, offre una rappresentazione suggestiva del mistero di Tutti i Santi, fondendo la Croce di Cristo con l’immagine della Chiesa trionfante. La scritta che scorre alla base, in tessere bianche su sfondo scuro, recita “Ecclesiam C(h)risti viti simulabimus isti” (“a questa vite paragoneremo la Chiesa di Cristo”).

Al centro troneggia la grande croce gemmata, con il Cristo morto, tra Maria e San Giovanni Evangelista, che si trasforma in un rigoglioso tralcio di vite, da cui si diramano girali che accolgono uccelli, nidi e figure umane, rappresentando i credenti e tutte le creature immersi nella vita divina. Alla base della croce, dodici agnelli bianchi, simboli degli Apostoli, camminano in processione verso l’Agnello mistico, che è Cristo, posto al centro, circondato da fiumi che bagnano il Paradiso. Tra i girali della vite e lungo la fascia inferiore trovano spazio le figure dei Dottori della Chiesa e dei profeti immersi in un tripudio d’oro che simboleggia la luce immutabile del Regno dei Cieli o la luce dello sguardo di Dio.

V.P.

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