Il politeismo dei valori che distrugge il senso del bene comune
In punta di spillo

Pubblicato il

6 Novembre 2026

Il politeismo dei valori che distrugge il senso del bene comune

In punta di spillo, una rubrica a cura di Bruno Fasani

Ci sono realtà che hanno la forza di risvegliare i sogni o, anche semplicemente, alimentare la speranza. Tokio, 15 milioni di abitanti, 38 nell’area metropolitana, ossia la più grande concentrazione umana al mondo. Siamo in Giappone, un territorio poco più grande dell’Italia, dove vivono 122 milioni di persone, per lo più concentrate nelle poche zone pianeggianti, considerato che il 70% del territorio è costituito da montagne coperte di boschi e isole sparse nell’oceano. Arrivi e ti colpisce da subito un senso di ordine, di pulizia, di efficienza organizzativa. Un tempo si sarebbe detto che tutto funziona come un orologio svizzero. All’arrivo ti avvisano che intorno non troverai un solo cestino o un cassonetto dove buttare i rifiuti. Quelli li devi custodire fino al rientro in albergo o a casa tua se vivi da quelle parti. Per terra non un solo mozzicone di sigaretta. È severamente vietato fumare in pubblico e se butti una cicca, la multa è in arrivo, puntuale come i mezzi pubblici. Guardo i muri, le fiancate dei treni, i vagoni della metro… Non c’è un solo graffito, una scritta, un qualche segno di vandalismo… Sul rispetto del bene pubblico c’è una rigorosità da fare invidia. Del resto si comincia da piccoli a imparare a custodire ciò che è di tutti. Già dalle elementari non ci sono i bidelli. Pulizie e ordine delle classi spettano agli studenti stessi.

Non penso che, da quelle parti, tutto sia poi così perfetto come appare a prima vista. Come diceva Renan, basta essere uomini per essere anche poveri uomini. Dietro ogni specchio si nasconde sempre un po’ di polvere, ma so di sicuro che, da quelle parti, ciò che è bene di tutti viene prima di tutto. Le regole del vivere civile sono precise e valgono per tutti gli orientamenti politici.

Ritorno nel decantato Occidente, culla della democrazia e della civiltà e mi confronto con quanto succede nelle nostre piazze. Mi tornano alla mente le parole del sociologo Max Weber, morto all’inizio del secolo scorso, il quale con lungimiranza profetica sosteneva che le crisi sociali nascono dal «politeismo dei valori», ossia il venir meno di un quadro di riferimento di principi irrinunciabili e condivisi, che finisce per minare il senso del bene comune. A fronte di orde di delinquenti che scendono per le strade a spaccare tutto e a mandare all’ospedale le forze dell’Ordine, c’è ancora la speranza che tutti i partiti e opinionisti vari dicano parole unanimi di condanna, senza prestarsi a strizzare l’occhio con l’evidente finalità di passare all’incasso? C’è ancora un bene degli italiani che viene prima di quello di singoli gruppi, partiti o movimenti? Oggi si fa un gran parlare di populismo. Dio solo sa cosa voglia dire. L’impressione è che sotto questo nome si nasconda la voglia di accarezzare la pancia della gente per garantirsi il potere. Se questo corrisponde al vero, oggi si respira un populismo di Destra, uno di Sinistra ed anche uno della magistratura. A Destra si gioca la carta della sicurezza nazionale e del controllo dell’immigrazione. A Sinistra si promettono benessere sociale, salari da goduria e riduzione dei costi… La magistratura, apparentemente vola un po’ più in alto. Ma poi, quando serve e dove serve, basta un avviso di garanzia, un rinvio a giudizio o la liberazione di un arrestato per orientare il sentire del Paese. Alla fine, ognuno per la propria strada. Ma è questo il bene dell’Italia?

Lodi di Dio Altissimo
Si tratta di uno dei tre testi autografi di San Francesco scritti sui monti della Verna
di Paola Lunardi 

Pubblicato il

6 Novembre 2026
Si tratta di uno dei tre testi autografi di San Francesco scritti sui monti della Verna