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Il Settimanale, In cammino con la Parola, Spiritualità
Pubblicato il Luglio 27, 2022

«Anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede»

Commento al Vangelo di don Carlo Bellini - Domenica 31 luglio 2022

Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, uno della folla disse a Gesù: «Maestro, di’ a mio fratello che divida con me l’eredità». Ma egli rispose: «O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?». E disse loro: «Fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia perché, anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede». Poi disse loro una parabola: «La campagna di un uomo ricco aveva dato un raccolto abbondante. Egli ragionava tra sé: “Che farò, poiché non ho dove mettere i miei raccolti? Farò così – disse -: demolirò i miei magazzini e ne costruirò altri più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; ripòsati, mangia, bevi e divèrtiti!”. Ma Dio gli disse: “Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà?”. Così è di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio»

 

Commento

Il vangelo di questa domenica ci parla di questioni decisive per tutti gli uomini e per noi oggi in particolare: felicità e sicurezza. Siamo tutti in cerca di felicità, a volte ci accontentiamo della serenità, e comunque quasi sempre siamo convinti che questi stati interiori siano legati alla sicurezza.

Tanti sforzi che facciamo sono volti a tenere sotto controllo le vicende della nostra vita in modo che non ci siano brutte sorprese e possiamo organizzare per noi e per i nostri cari una vita serena e felice. Una delle strategie che mettiamo in atto a questo scopo è di garantirci una sicurezza economica e il vangelo di oggi coglie con grande acutezza questo legame in noi abbastanza spontaneo tra il possesso di beni e cose e la felicità. Notiamo che non è un punto sul quale si possa moraleggiare in maniera superficiale perché la strategia del possesso è davvero una delle poche che sono a nostra disposizione e la povertà materiale è davvero una fonte di grande disagio.

Il testo comincia con un tale che chiede a Gesù di farsi mediatore col fratello per una questione ereditaria, richiesta non strana da fare a uno che appariva come un dottore della legge. Gesù si rifiuta di vestire i panni del giudice e invece approfitta per dare un insegnamento spirituale. Tenetevi lontano da ogni cupidigia, perché la vita non dipende dai beni che uno possiede. Poi segue una parabola su un ricco che, essendo molto ricco, pensa di potersi finalmente godere la vita: riposati, mangia, bevi e datti alla gioia. Gesù commenta che questa è una strategia sbagliata e una falsa sicurezza, perché da un momento all’altro la morte potrebbe interrompere tanta tranquillità e la bella vita tanto agognata che fine potrebbe fare? La strategia di Gesù è invece di arricchire davanti a Dio.

Una prima comprensione di questo testo ci può far pensare al perdersi nella vita dell’aldilà per chi è stato troppo avaro ed egoista durante la vita. Ma si può anche considerare il termine vita in un senso ampio e riflettere su cosa sia perdere la vita o guadagnare la vita. La vita preoccupata della sicurezza e di sé è già una vita persa, che in parte spreca le sue potenzialità perché non le vuole rischiare. In fondo l’altra faccia della sicurezza è la paura: paura di lanciarsi nella vita, di rischiare, di essere liberi. La paura declinata nella forma economica dell’avarizia ci tiene lontani dai fratelli e alla fine ci rinchiude in un recinto molto piccolo. La morte, l’unica realtà veramente sicura, smaschera ogni tentativo di stare sicuri e per questo è l’evento decisivo per verifi care ogni modo di organizzare la vita.

La proposta di Gesù, lo ripetiamo, è di arricchire davanti a Dio. Anche qui possiamo superare una lettura che veda la vita come accumulo di meriti, appunto sempre di accumulo si tratta. Arricchire davanti a Dio vuol dire vivere una vita fondata sulla fiducia, che sa donarsi agli altri e aprirsi al mistero del mondo. Vuol dire intuire che la fine di ogni cosa è un evento che è anche apertura, come direbbe Gesù che perdersi è anche trovarsi. Entrare in questo paradosso è uno dei segreti della vita spirituale e un modo per vivere una vita bella e libera come quella di Gesù, che non aveva dove posare il capo, ma si affidava continuamente al Padre.

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