Mirandola,
Attualità, Il Settimanale, Mirandola
Pubblicato il Maggio 21, 2025

Mirandola, rogo di via Roma: il ricordo delle vittime

Mercoledì 21 maggio, l’Amministrazione comunale di Mirandola ha commemorato le due vittime del tragico gesto incendiario presso l’ex sede del Comando della Polizia Locale in via Roma, avvenuto il 21 maggio 2019: Marta Goldoni e Yaroslava Kryvoruchko

 

Nella mattinata mercoledì 21 maggio, il sindaco Letizia Budri, accompagnata dal presidente del Consiglio Comunale, Antonio Tirabassi, si è recata in Via Roma, presso l’ex sede del Comando della Polizia Locale, per deporre un mazzo di fiori in memoria delle vittime del tragico gesto incendiario che, il 21 maggio 2019, costò la vita a due cittadine: Marta Goldoni e Yaroslava Kryvoruchko.

Nel medesimo episodio rimasero inoltre ferite undici persone, tra cui il marito della signora Goldoni. L’Amministrazione Comunale, nel rinnovare la propria vicinanza alle famiglie delle vittime, desidera sottolineare come il 21 maggio rappresenti per la comunità di Mirandola una data profondamente dolorosa, che si inserisce in una settimana già carica di memoria e significato.

«Mentre le case si possono costruire, le chiese si possono restaurare, lo sappiamo, le vite spezzate non tornano. Il 21 maggio rappresenta una ferita ancora aperta per la nostra città – ha dichiarato il sindaco Letizia Budri -. Un gesto criminale, compiuto con l’intento di colpire la sede provvisoria della Polizia Locale, ha strappato alla vita due persone innocenti: la signora Marta Goldoni e 74 anni, e Yaroslava Kryvoruchko, che la accudiva. Una tragedia che ci ricorda, oggi più che mai, come la sicurezza e la coesione sociale non siano concetti astratti, ma elementi fondamentali di qualsiasi comunità civile.»

Un ricordo personale è stato condiviso anche dalla vice comandante della Polizia Locale, Emanuela Ragazzi, che ha voluto ricordare la signora Goldoni con parole toccanti: «Conservo un ricordo affettuoso della signora Marta Goldoni. Era una persona gentile e premurosa: spesso portava dolci fatti in casa ai nostri agenti e mi confidò più volte quanto si sentisse al sicuro sapendo che il Comando era accanto alla sua abitazione».

 

 

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