Allarme fecondazione eterologa
Etica della vita, rubrica a cura di Gabriele Semprebon
Lo sperma di un donatore affetto da una mutazione genetica, capace di innescare un processo neoplastico, ovvero condurre alla formazione di un cancro, è stato commercializzato da una nota banca del seme in Danimarca. Questa piccola quantità di sperma, rimasta a disposizione nei frigoriferi per 17 anni e utilizzata per tutto questo tempo, ha fatto nascere all’incirca 200 bambini in alcuni dei quali si è sviluppato il cancro e sono già morti. Questa sconvolgente notizia è stata portata alla luce da un’inchiesta importante fatta da giornalisti di testate o emittenti televisive altrettanto importanti come, per esempio, la BBC. Contattato il laboratorio che aveva stoccato e utilizzato questo seme, ha ammesso di aver fatto centinaia di fecondazioni assistite, con la consapevolezza di avere anche ecceduto pur di accontentare tutte le richieste.
È evidente che questo suscita un grande allarme ma, è anche vero, che il laboratorio certifica e garantisce, per gli standard richiesti, la bontà delle cellule spermatiche utilizzate. Dopo questo evento, è palese che occorra rivedere gli standard di diagnostica pre-fecondazione, proprio per ovviare, qualora ci sia la possibilità di farlo, ad errori di questo tipo. Seconda constatazione è il da farsi rispetto ai bambini già nati: questo è un problema estremamente serio dal punto di vista etico in quanto si può generare una paura infondata perché di fatto quella neoplasia non si svilupperà mai o, al contrario, non si avverte qualcuno che potrebbe mettere in pratica degli accertamenti volti a minimizzare oppure a prevenire eventi di tipo irreversibile e mortale. Questi sono solo alcuni interrogativi etici rilevanti ai quali difficilmente si riesce a dare una risposta univoca e, in ultima analisi, banalmente si può concludere che, quando l’uomo vuole andare a mettere lo zampino troppo vicino alle fonti della vita, non fa altro che scottarsi.




