Il
In punta di spillo
Pubblicato il Gennaio 16, 2026

Il coraggio del Papa e il mondo dei media che non se ne accorge

In punta di spillo, rubrica a cura di Bruno Fasani

Più di un secolo fa, Oscar Wilde sosteneva che «Nulla ha più successo quanto l’eccesso». Mi tornavano alla mente queste parole nei giorni scorsi, dopo aver letto e riletto il discorso tenuto da Leone XIV al Corpo Diplomatico in Vaticano. Coraggioso, chiarissimo, strepitoso. Fossi parroco ne farei oggetto di catechesi per tutto il periodo della Quaresima. E invece? E invece, a parte qualche eccezione, i media l’hanno per lo più ignorato (forse non se ne sono neppure accorti), pochi preti lo hanno letto, ancora meno i cattolici che ne hanno avuto percezione a prova che oggi, se non fai il botto, nessuno ti considera.

Poco male, verrebbe da dire, perché se qualcuno che ha in mano le leve del politicamente corretto se ne fosse accorto, a quest’ora il Papa sarebbe sulla graticola. Leone XIV ha parlato ai diplomatici di tutti gli Stati e a tutte le religioni. Lo ha fatto col suo stile, garbato, composto, elegante. Ma dietro la compostezza del tono, le parole hanno il sapore e la forza dell’audacia. Non quella degli intellettuali, ma quella degli uomini di Dio, che non temono i tribunali degli uomini e il loro parlar male. Non ricordavo di aver sentito sulla bocca di un Papa parole così schiettamente chiare e puntuali. Ha parlato al mondo ma, di fatto, ne ha fatto il manifesto dell’identità della Chiesa e del suo Magistero.

Partendo dal De Civitate Dei di Sant’Agostino, ha messo a confronto la città di Dio, ispirata all’amore, e quella terrena, incentrata sull’amore orgoglioso di sé e sulla brama di potere. Quanto basta per denunciare senza giri di parole che «la guerra è tornata di moda, infrangendo il principio che proibiva ai Paesi di usare la forza per violare i confini altrui. Non si cerca più la pace, in quanto dono e bene desiderabile, ma la si ricerca attraverso le armi per affermare il proprio dominio». Il Papa tocca poi la questione dei cristiani perseguitati (380 milioni nel mondo) e, tra le cause, fa esplicito riferimento alle motivazioni religiose che talvolta stanno alla base della persecuzione. E non si fa riguardo a indicare la violenza jihadista, citando per nome i Paesi in cui questo accade.

Leone XIV parla poi della famiglia «che si manifesta in maniera esclusiva e indissolubile tra un uomo e una donna ». Ed è parlando del suo valore e di quello della vita che ribadisce «il rifiuto categorico di pratiche come l’aborto, esprimendo profonda preoccupazione per il fatto che risorse pubbliche siano investite per la soppressione della vita, anziché essere destinate alle madri e alle famiglie». E senza dimenticare che alcuni Paesi (vedi la Francia) hanno inserito tra i principi fondanti la Costituzione il diritto ad abortire.

Tra i temi trattati ve n’è uno che mi ha particolarmente colpito, là dove si parla del deteriorarsi della parola, non solo quando la diplomazia cede il passo alle armi ma, soprattutto, là dove in nome dei nuovi diritti, che vorrebbero dirsi inclusivi, si finisce per escludere e demonizzare quanti non si adeguano alle ideologie dominanti. Il Papa ricorda che «l’obiezione di coscienza non è una forma di ribellione, ma una forma di fedeltà a se stessi» e alla propria libertà.

Ne sa qualcosa il vescovo di Sanremo, in questi giorni oggetto di violentissimi attacchi nella sua città, per avere dedicato una campana ai bambini mai nati. A lui la nostra stima e vicinanza, nell’evangelica evidenza delle fatiche che incontra la città di Dio dentro quella terrena.

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