Festa
Attualità, Chiesa
Pubblicato il Gennaio 17, 2026

Festa di Sant’Antonio Abate: per una riflessione teologica sul rapporto con il mondo animale

Nella festa di Sant’Antonio Abate, uno sguardo sul rapporto tra l’uomo e il mondo animale alla luce dei più recenti documenti della Chiesa. Intervista a don Carlo Bellini, direttore del Servizio interdiocesano di pastorale sociale, del lavoro, sport e tempo libero, della custodia del creato, della giustizia e della pace

di Virginia Panzani

 

Il celebre episodio dell’incontro di San Francesco d’Assisi con il lupo di Gubbio nella fiction Rai “Chiara e Francesco” (2007). Nelle vesti del Santo l’attore Ettore Bassi, ad interpretare il lupo – per ovvi motivi – non un vero lupo bensì un cane lupo cecoslovacco. Nel 2026 ricorrono gli 800 anni dalla morte di San Francesco.

 

Nella festa di Sant’Antonio Abate, riproponiamo l’articolo pubblicato per l’occasione su Notizie del 17 gennaio 2021, con l’intervista a don Carlo Bellini, oggi direttore del Servizio di pastorale sociale, del lavoro, sport e tempo libero, della custodia del creato, della giustizia e della pace delle Diocesi di Modena e di Carpi e parroco di San Giuseppe Artigiano a Carpi. Aggiungiamo qui, a mo’ di integrazione, brani tratti da due documenti di Papa Francesco usciti nel frattempo.

L’“aggiornamento” dell’enciclica “Laudato si’” di Papa Francesco è arrivato tramite una lettera apostolica intitolata “Laudate Deum”, pubblicata il 4 ottobre 2023, per rispondere all’aggravarsi della crisi climatica, aggiungendo contenuti e urgenza ai temi già trattati. “La visione giudaico-cristiana del mondo sostiene il valore peculiare e centrale dell’essere umano in mezzo al meraviglioso concerto di tutti gli esseri, ma oggi siamo costretti a riconoscere che è possibile sostenere solo un ‘antropocentrismo situato’ – si legge nella Lettera -. Vale a dire, riconoscere che la vita umana è incomprensibile e insostenibile senza le altre creature. Infatti, «noi tutti esseri dell’universo siamo uniti da legami invisibili e formiamo una sorta di famiglia universale, una comunione sublime che ci spinge ad un rispetto sacro, amorevole e umile». Questo non è un prodotto della nostra volontà, ha un’altra origine che si trova alla radice del nostro essere, perché «Dio ci ha unito tanto strettamente al mondo che ci circonda, che la desertificazione del suolo è come una malattia per ciascuno, e possiamo lamentare l’estinzione di una specie come fosse una mutilazione». Così mettiamo fine all’idea di un essere umano autonomo, onnipotente e illimitato, e ripensiamo noi stessi per comprenderci in una maniera più umile e più ricca” (nn. 67-68). Nel messaggio per la Giornata mondiale di preghiera per la cura del creato del 2024, Papa Francesco ha scritto: “San Paolo afferma: «Sappiamo infatti che tutta insieme la creazione geme e soffre le doglie del parto fino ad oggi» (Rm 8,22). La lotta morale dei cristiani è connessa al “gemito” della creazione, perché essa «è stata sottoposta alla caducità» (v. 20). Tutto il cosmo ed ogni creatura gemono e anelano ‘impazientemente’, perché possa essere superata la condizione presente e ristabilita quella originaria: infatti la liberazione dell’uomo comporta anche quella di tutte le altre creature che, solidali con la condizione umana, sono state poste sotto il giogo della schiavitù. Come l’umanità, il creato – senza sua colpa – è schiavo, e si ritrova incapace di fare ciò per cui è progettato, cioè di avere un significato e uno scopo duraturi; è soggetto alla dissoluzione e alla morte, aggravate dagli abusi umani sulla natura. Ma, in senso contrario, la salvezza dell’uomo in Cristo è sicura speranza anche per il creato: infatti «anche la stessa creazione sarà liberata dalla schiavitù della corruzione per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio» (Rm 8,21). Sicché, nella redenzione di Cristo è possibile contemplare in speranza il legame di solidarietà tra gli esseri uomini e tutte le altre creature” (n. 4).

 

Festa di Sant’Antonio Abate: per una riflessione teologica sul rapporto tra l’uomo e il mondo animale

 Sant’Antonio abate, protettore degli animali domestici e del bestiame. Nella ricchissima esperienza spirituale di colui che fu fondatore del monachesimo, tale è la dimensione più conosciuta popolarmente, quella per cui ancora oggi, nel nostro territorio dalle radici contadine, si ricorda con particolari iniziative “ad hoc” la memoria liturgica del Santo il 17 gennaio. (…) Da qui, lo spunto per una riflessione generale, in chiave teologica, dialogando con don Carlo Bellini sul rapporto tra l’uomo e il creato, di cui parte integrante è il mondo degli animali. Nell’enciclica “Laudato si’”, seguendo il racconto biblico della Creazione, Papa Francesco afferma che ogni creatura ha una sua funzione, nessuna è superflua e tutto è “carezza di Dio”, ricordando che “ogni maltrattamento verso qualsiasi creatura è contrario alla dignità umana” (CCC 2418). E sottolinea che la cura degli altri esseri viventi va sempre accompagnata dalla “compassione e preoccupazione” per l’uomo. Ecco allora l’invito a ri-scoprire la consapevolezza di una “comunione universale”.

Don Carlo, capita di sentir dire, in ambito cattolico, che la cosiddetta “teologia degli animali” sia una “pericolosa stravaganza”, che distoglie l’attenzione dalle priorità, ovvero dalle grandi questioni che riguardano l’uomo, il suo rapporto con Dio, il senso dell’esistenza, le relazioni interpersonali, il destino ultimo. Vale a dire, il rischio di cadere in quella deriva, come ha affermato Papa Francesco, secondo cui si è così attaccati agli animali da non vedere quanto i nostri vicini abbiano bisogno di aiuto. Cosa possiamo dire al riguardo?

In effetti, è diventato un tema ricorrente della predicazione rimproverare che alcuni uomini sono più affezionati agli animali che agli uomini e soprattutto spendono più soldi per gli animali domestici che per i poveri. Se da una parte questo è a volte vero, tuttavia non ci deve impedire di fare una riflessione corretta e anche teologicamente fondata sugli animali. Si potrebbe dire che la questione degli animali non sia il più urgente tra i temi teologici, tuttavia penso che tale riflessione oggi si colleghi ad altri temi interessanti e centrali. Probabilmente è più corretto parlare non di teologia degli animali ma di bioetica della relazione con gli animali fondata su considerazioni teologiche, come suggeriscono alcuni studi di bioeticisti e teologi recentemente pubblicati anche in italiano.

Qual è il rapporto fra l’uomo e gli animali che la Bibbia ci propone, a partire dalla creazione? A ben vedere, numerosi sono gli animali presenti nelle pagine delle Scritture. E non c’è solo il serpente che spinge Adamo ed Eva al peccato originale, ma anche il cane che accompagna Tobia nel suo cammino. Gesù, l’“agnello di Dio”, quando parla degli uccelli del cielo, afferma che è Dio stesso a nutrirli…

I due racconti della creazione sono forse il luogo biblico che più ci aiuta a riflettere sugli animali e che già introduce il tema forse più spinoso. L’evidente centralità dell’uomo in questi racconti può portare o ad un antropocentrismo “duro”, che giustifica lo sfruttamento indiscriminato della natura, o ad una visione più armonica dell’uomo come signore e custode del creato. Oggi propendiamo per la seconda visione: la natura e gli animali non sono il palcoscenico su cui si muove la storia umana e una riserva di risorse da sfruttare, ma una realtà che ha un valore in sé stessa e che l’uomo deve proteggere. Cito solo un passo che di solito non notiamo. Dopo la creazione degli animali del mare, Dio li benedice con parole simili a quelle che userà per l’uomo: «E Dio li benedisse dicendo: siate fecondi e moltiplicatevi, e riempite le acque del mare». Con l’uomo aggiungerà solo una comunicazione intenzionalmente più diretta: «E Dio li benedisse e disse loro: siate fecondi e moltiplicatevi, e riempite la terra». Naturalmente poi la Bibbia è ricca di riferimenti agli animali e anche di leggi che li riguardano, tra tutte vorrei solo ricordare il comandamento del riposo sabbatico nel quale il divieto di lavorare comprende anche gli animali. Mi piace pensare che in questa norma uomini e animali sono accomunati in una sensibilità religiosa che vede tutto il creato in relazione con Dio e il suo futuro.

Visto che ha da sempre un’esperienza diretta con gli animali, c’è qualche episodio che le ha fatto pensare che Dio possa servirsi anche di queste creature per il progetto di amore e di salvezza per l’uomo? Ricordiamo anche che non sono pochi i Santi che hanno avuto animali al loro fianco. Viene in mente, in tempi recenti, il Beato Carlo Acutis e l’affetto che nutriva per i suoi cani e gatti… non si può dire che questo andasse a scapito della sua vita di fede e di carità…

Io sono nato in una famiglia dove gli animali sono sempre stati presenti: cani, canarini, conigli, criceti, e da giovane mi sono appassionato all’equitazione. A cavallo ho trascorso momenti bellissimi in mezzo alla natura. Anche come parroco di campagna ho vissuto la vicinanza con gli animali e mi ricordo le benedizioni in occasione di Sant’Antonio con grande gioia, in particolare a Quarantoli e Gavello, dove c’era una varietà di animali davvero sorprendente. Penso che gli animali ci facciano bene, in particolare quelli domestici, per la loro capacità di trasmettere emozioni positive. Non mi nascondo le difficoltà teoriche relativamente al parlare di “pensiero”, “emozioni”, “consapevolezza” a proposito degli animali ma il rapporto che abbiamo, o ci sembra di avere, con loro è sicuramente positivo. Per me la cosa più bella è il senso di vita pura, di immediatezza nell’esistenza che gli animali possono comunicare, specialmente quando li incontriamo nel loro habitat naturale. In questo senso forse ci indicano qualcosa come l’idea della salvezza e per questo Gesù diceva di guardare gli uccelli del cielo.

Paolo VI nel 1969 si rivolse ai veterinari esprimendo “compiacimento” per la cura prestata agli animali, “anch’essi creature di Dio, che nella loro muta sofferenza sono tuttavia un segno dell’universale stigma del peccato, e dell’universale attesa della redenzione finale, secondo le misteriose parole dell’apostolo Paolo: «L’intera creazione anela ansiosamente alla manifestazione gloriosa dei figli di Dio… Anch’essa verrà affrancata dalla schiavitù della corruzione per partecipare alla libertà della gloria dei figli di Dio» (Rom. 8, 19, 21)”. Concetti che Papa Francesco ha ribadito (26 novembre 2014). A quale prospettiva ci apre la considerazione che nulla di ciò che Dio ha creato andrà perduto?

Personalmente mi piacerebbe attenermi alle considerazioni di un saggio amico che diceva di non voler fare ipotesi sulla vita dopo la morte, perché sarebbero comunque troppo legate alle mie curiosità e fantasie; preferisco non sapere e andare incontro a una grande sorpresa. Tuttavia, il tema della sorte del creato nella vita futura è dibattuto e naturalmente esistono tante opinioni. Vorrei solo citare Agostino che nel Commento al Vangelo di Giovanni scrive: «Quello stesso che ha salvato te, quegli salverà il tuo cavallo, quegli la tua pecora – veniamo agli esseri più umili – quegli la tua gallina» (Agostino, Tractatus in Evangelium Johannis 34,3). Per concludere, come abbiamo già accennato, vorrei ricordare che nella vita dei Santi sono spesso presenti gli animali in racconti a volte sorprendenti e che i Padri della Chiesa hanno scritto cose molto profonde sull’unità di tutte le creature. La preghiera più bella sugli animali è, per me, quella di San Basilio di Cesarea in cui tra l’altro afferma: “Facci comprendere che essi (gli animali) non vivono soltanto per noi, ma anche per sé stessi e per Te”.

 

 

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