Ora di religione, l’esperienza della prof. Elena di Candia
Entro il prossimo 14 febbraio genitori e studenti sono chiamati a scegliere se avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica. L’esperienza di una docente, la professoressa Elena Di Candia, attualmente in servizio all’istituto da Vinci a Carpi
di Virginia Panzani
Elena Di Candia
Elena Di Candia, carpigiana – “mi sento fossolese, perché è in questa frazione che sono cresciuta” osserva – insegna religione da undici anni. E’ stata in servizio in diverse scuole del territorio: scuola dell’infanzia Golinelli a Mirandola, istituto comprensivo Gasparini a Novi di Modena – nelle scuole dell’infanzia Agazzi e Gilioli e nella scuola primaria Anna Frank -, e scuola dell’infanzia Sinfonia di Rolo. Nel 2021, ha terminato gli studi all’Istituto Superiore di Scienze Religiose dell’Emilia (ISSRE), con una tesi sull’ora di religione come sostegno all’adolescenza, per questo, racconta, “qualche anno dopo, ho voluto mettermi in gioco nella scuola secondaria di primo grado. Ho insegnato così alle medie di Novi, Rovereto e Rolo, a cui devo molto e che ringrazio. Il mio percorso è costellato di incontri significativi, di persone umane e instancabili che mi hanno permesso di maturare le competenze di oggi”. Dall’anno scolastico in corso, Elena Di Candia ha preso servizio all’istituto tecnico industriale da Vinci a Carpi. “Anche qui posso imparare molto – afferma – ma soprattutto fare esperienza di quegli adolescenti che ho tanto amato studiare all’ISSRE di Modena”.
Le “rappresentazioni di Dio”
Avendo lei insegnato in scuole di diversi gradi, la conversazione con la professoressa Di Candia inizia con uno sguardo complessivo agli alunni finora incontrati, così diversi per età e nell’approccio ad una materia come la sua. “A mio parere la peculiarità più evidente riguarda la ‘rappresentazione di Dio’, la quale – spiega – nasce grazie alle esperienze dei primi anni di vita, dove il bambino sperimenta l’essere oggetto di cura, sviluppa le proprie capacità di relazione col mondo esterno, l’essere accudito e amato, dalla madre in primis ma non solo. Questa rappresentazione di Dio evolve con lo sviluppo del pensiero, ma talvolta, nei preadolescenti e adolescenti, sembra subire un arresto”. Non cresce infatti al passo con le nuove capacità cognitive: “la comparsa del pensiero astratto può portare a banalizzare l’idea di Dio, magari perché la persona suppone di saperne già abbastanza. La sfida è quella di sapersi inserire negli spazi che ci concedono i ragazzi, di interpretarli nel modo corretto, trasmettendo la giusta rappresentazione del Dio che propone la religione cattolica, (…)”.
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