Rubrica
Chiesa
Pubblicato il Marzo 26, 2026

Rubrica di spiritualità dei Fratelli di San Francesco /6

"Passando per la porta stretta". Nella Quaresima dell’anno francescano le riflessioni dei Fratelli di San Francesco sugli episodi della vita del Santo

Fra Leonardo riferì che un giorno il beato Francesco, presso Santa Maria degli Angeli, chiamò frate Leone e gli disse: «Frate Leone, scrivi». Questi rispose: “Ecco, sono pronto”. “Scrivi – disse – quale è la vera letizia”. “Viene un messo e dice che tutti i maestri di Parigi sono entrati nell’Ordine; scrivi: non è vera letizia. Così pure che sono entrati nell’Ordine tutti i prelati d’oltralpe, arcivescovi e vescovi, e anche il re di Francia e il re d’Inghilterra; scrivi: non è vera letizia. Ancora, si annuncia che i miei frati sono andati tra gli infedeli e li hanno convertiti tutti alla fede, e inoltre che io ho ricevuto da Dio tanta grazia che risano gli infermi e faccio molti miracoli; io ti dico: in tutte queste cose non è vera letizia”. “Ma quale è la vera letizia?”.

“Ecco, io torno da Perugia e a notte fonda arrivo qui, ed è tempo d’inverno fangoso e così freddo che all’estremità della tonaca si formano dei dondoli d’acqua fredda congelata, che percuotono continuamente le gambe, e da quelle ferite esce il sangue. E io tutto nel fango e nel freddo e nel ghiaccio, giungo alla porta e, dopo che ho picchiato e chiamato a lungo, viene un frate e chiede: ‘Chi è?’. Io rispondo: ‘Frate Francesco’. E quegli dice: ‘Vattene, non è ora decente questa di andare in giro; non entrerai’’. E poiché io insisto ancora, l’altro risponde: ‘Vattene, tu sei un semplice e un idiota, qui non ci puoi venire ormai; noi siamo tanti e tali che non abbiamo bisogno di te’. E io resto ancora davanti alla porta e dico: ‘Per amor di Dio, accoglietemi per questa notte’. E quegli risponde: ‘Non lo farò. Vattene al luogo dei Crociferi e chiedi là’. Io ti dico che, se avrò avuto pazienza e non mi sarò inquietato, in questo è vera letizia e vera virtù e la salvezza dell’anima”.

Lo Spirito di Dio è gioia vera e continua

Incontriamo San Francesco in una caratteristica particolare che emerge dal fioretto denominato: “Della vera e perfetta letizia” (Fonti Francescane 278). Con questo racconto entriamo nel profondo dell’animo di un uomo conosciuto anche come il santo della gioia. Chiariamo che non si tratta della gioia in quanto stato d’animo di intensa allegria legata a circostanze esterne favorevoli, divertimenti, soddisfazioni provenienti da persone, incontri, eventi o cose che possono generare questa emozione, a volte anche superficiale e fugace. L’origine non è umana, terrena, non è semplicemente una dinamica psicologica che fa fiorire la contentezza. Per spiegarla potremmo usare sinonimi quali: gioia spirituale, pace interiore, umiltà serena, pazienza lieta, capacità di accogliere le avversità. Dov’è l’origine? Quale è la fonte? Francesco, esperto nel vivere la Parola di Dio, accoglie come passo biblico illuminante Gc 1,2: “Considerate perfetta letizia, miei fratelli, quando subite ogni sorta di prove …”.

Le difficoltà che sorgono nella pratica della vita cristiana sono occasione di coerenza e di testimonianza autentica nella risposta a Dio. Le prove accolte con fede, e affrontate con perfetta letizia, appartengono all’essenza della novità evangelica. Il modello di riferimento è Gesù nel Getsemani e sulla croce, quando – al culmine della sua vicenda terrena – si determina a portare a compimento la volontà del Padre, fidandosi solo di lui, senza aspettarsi nulla in cambio dagli uomini, nemmeno un riconoscimento, anzi, sopportando per amore le offese, la passione e la morte in croce. Con la sua umiltà sconfigge la superbia di Satana, mettendo al centro delle proprie attenzioni l’amore per il disegno di Dio e l’amore per la salvezza dell’umanità; non certo l’attaccamento al vantaggio personale. Questa fedeltà di Gesù nel primo venerdì santo, porta alla fedeltà del Padre nella prima Pasqua quando si manifesta il trionfo della risurrezione.

Ora le sofferenze di Gesù trovano un senso: la disobbedienza del maligno è vinta dall’obbedienza del Figlio, il male provocato dal tentatore è vinto dal Bene in persona, l’odio è vinto dall’Amore. Dio ha capovolto tutto a favore suo e dell’umanità. E’ in questa prospettiva che dobbiamo cogliere l’atteggiamento di San Francesco: per lui portare la croce, passare dalla porta stretta, abitare la logica del Vangelo, essere discepolo del Maestro, significa vivere la perfetta letizia, ovvero riproporre ai contemporanei, attraverso le sue scelte e il suo stile di vita, il criterio e l’impronta di Cristo. Comprendiamo che anche per noi è possibile questo modo di essere cristiani, nella misura in cui rimaniamo uniti a Gesù nell’orto degli ulivi, ci intratteniamo personalmente e autenticamente sul Golgota, per imparare da lui a portare con gioia la croce. Proviamo chiedergli il trapianto di cuore, affinché il suo palpiti nel nostro petto, così da amare sempre anche quando è necessario sopportare sofferenze e offese, attraversare problemi e decisioni dolorose.

La gioia non mancherà, perché potremo perdere tante cose, prerogative, amicizie, ma non perderemo la fonte della vera e perfetta letizia: Gesù. Solo lui è in grado di donarci la fortezza per resistere a qualsiasi tipo di sconvolgimento, fallimento, disastro, nella nostra esistenza. Con lui, il più forte, siamo saldi, al sicuro, sereni, certi della nostra risurrezione, non solo alla fine dei tempi, ma ogni volta che riusciamo a confidare esclusivamente nel suo amore che può fare tutto. Un raggio di luce divina arriva da 1Pt 4, 1314: “Carissimi, nella misura in cui partecipate alle sofferenze di Cristo, rallegratevi, perché anche nella rivelazione della sua gloria possiate rallegrarvi ed esultare. Beati voi, se venite insultati per il nome di Cristo, perché lo Spirito di Dio riposa su di voi”. Lo Spirito di Dio è gioia intima e continua.

Fratelli di San Francesco Convento di San Martino Secchia

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