Tau
Etica della vita
Pubblicato il Maggio 15, 2026

Tau non è solo una croce ma anche una proteina

Etica della vita, rubrica a cura di Gabriele Semprebon

La malattia di Alzheimer è una patologia neurodegenerativa progressiva ed è la causa più comune di demenza caratterizzata dall’accumulo di proteine beta-amiloide e tau che causano la morte neuronale. Provoca perdita di memoria, declino cognitivo e cambiamenti comportamentali, con un esordio subdolo che peggiora nel tempo. Questa grave malattia degenerativa non solo trasforma la persona ma anche i parenti e gli amici che vogliono stare accanto al malato. Accudire una persona con questa patologia, nel tempo, diventa veramente pesante e chi si mette dalla parte del malato, anche perché non se ne può fare a meno, spera con tutto il cuore che la scienza possa trovare rimedi efficaci per migliorare o comunque rallentare la progressione della malattia. Un ultimo studio pubblicato sulla rivista Neuron porta buone speranze.

La proteina tau, già citata in precedenza, è causa importante dell’Alzheimer, riesce a propagarsi in virtù dei neuroni stessi che diventano come strade da percorrere con il risultato di colonizzazioni multiple di aree cerebrali. I dati che sono stati raccolti mostrano come sia di vitale importanza poter distrugge questa proteina perché fungendo da impalcatura all’interno delle cellule nervose promuove una sorta di ammassi che compromettono la funzionalità cellulare portando a morte lo stesso neurone. I ricercatori hanno analizzato più di cento pazienti deceduti attraverso l’esame autoptico e la risonanza magnetica funzionale per andare a verificare le connessioni tra neuroni.

I risultati mostrano che la proteina tau viaggia su percorsi neuronali generando ammassi e grovigli di cellule. La conferma, allora, della fisiopatologia proteica, ribadisce l’urgenza di poter creare un farmaco che abbia come target questa proteina. Anche se siamo all’inizio, questa prospettiva potrebbe dare risultati incoraggianti e migliorativi. Mentre aspettiamo, però, se abbiamo amici o conoscenti che accudiscono persone con Alzheimer, sentiamoci in dovere di dar loro una mano, non solo per il benessere del paziente ma anche del caregiver.

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