Tu
In cammino con la Parola
Pubblicato il Luglio 10, 2026

Tu visiti la terra, Signore, e benedici i suoi germogli

Vangelo di domenica 12 luglio

Dal Vangelo secondo Matteo (Forma breve 13,1-9)

Quel giorno Gesù uscì di casa e sedette in riva al mare. Si radunò attorno a lui tanta folla che egli salì su una barca e si mise a sedere, mentre tutta la folla stava sulla spiaggia. Egli parlò loro di molte cose con parabole. E disse: «Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; germogliò subito, perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un’altra parte cadde sui rovi, e i rovi crebbero e la soffocarono. Un’altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno. Chi ha orecchi, ascolti».

Commento

Nella XV domenica del tempo ordinario, Matteo ci porta in riva al lago, lontano da ogni frastuono e agitazione per concedere una tregua al nostro spirito e farci udire una parabola di Gesù che invita a prendere posizione dinanzi alla sua Parola dinamica che interpella e invoca l’ascolto. Il Figlio celebra la vitalità della Parola che il Padre per mezzo di lui getta alacremente nei solchi della storia perché fruttifi chi in opere di giustizia e di amore. C’è un evento, infatti, che innerva tutta la rivelazione biblica e il mistero dell’incarnazione: Dio parla e il suo dire crea. Egli, parlando, genera vita. Per ogni creatura umana, quindi, vivere significa ascoltare la Parola che crea vita e fa fiorire relazioni.

Per questo Gesù parla: per narrare quel Dio che ama parlare e comunicarsi all’uomo. Per narrare il Padre, Gesù sceglie le parabole, diventa un grande narratore di parabole perché lui stesso è la parabola del Padre. Le parabole, considerate dall’esegeta tedesco J. Jeremias «un terreno storico particolarmente solido… parte della roccia primordiale della tradizione», non sono un modo qualunque per parlare di Dio, per raccontare il regno di Dio e il mondo di Dio, ma l’unico modo adeguato per parlare di Dio. Esse mettono una cosa accanto all’altra (da parabállein, «mettere accanto»): parlano della realtà terrena (che conosciamo) e rimandano al divino (che non conosciamo), collegano fra di loro il mondo umano e il mondo divino, li mettono in relazione non solo in maniera analogica, ma li inseriscono l’uno nell’altro, li identificano. Le parabole parlano di Dio con immagini del mondo, si spingono a dire che il regno di Dio “è come…”, ma in quel “è come…” traspare anche il “non è come” che salvaguarda la consapevolezza della limitazione di qualsiasi discorso umano a proposito di Dio.

La parabola che Gesù racconta nella Liturgia della Parola di questa domenica è estremamente semplice. Attinge ad un evento umano legato ai cicli della terra, a un gesto che ha tutto il sapore della ferialità: la semina. Gesù ne parla per rivelare l’agire di Dio nella storia: il Dio seminatore esce, fa il suo esodo nel mondo per seminarlo con la sua parola. Egli semina instancabilmente e ovunque, senza dribblare i luoghi ostili. Al suo ottimismo però si contrappone la presenza di un dramma: cadendo su alcuni tipi di terreni (strada, terreno sassoso e rovi), il seme non riesce a fruttificare. Sulla strada viene beccato dagli uccelli, nel terreno sassoso non riesce a mettere radici e tra i rovi viene soffocato. Solo la terra «bella» fruttifica in percentuali differenti.

Nell’ermeneutica che poi fornisce ai suoi discepoli, Gesù sostiene che ciascuno sceglie che tipo di terreno essere. La Parola, infatti, non va solo ascoltata ma anche compresa e la comprensione è legata alla sensibilità o alla durezza del proprio cuore. Solo chi ha un cuore tenero può comprendere la Parola e lasciarsi raggiungere dalla sua forza per essere plasmato, modellato, cesellato secondo la sua forma. Chi è duro di cuore, invece, resiste all’attività della Parola e sperimenta la cecità, la sordità e l’atrofia di tutti i sensi interiori.

Il vero dramma dell’esistenza umana dunque è il rifiuto della Parola divina fruttifera e vivificante che è anche rifiuto della relazione con Dio e con i fratelli e che, in definitiva, è il back out della propria identità filiale. L’io filiale, infatti, vive di Parola, la ascolta, e, poiché comunionale, la trasmette agli altri. Nell’ascolto e nell’annuncio, infatti, vi è il motore della vita ecclesiale. La comunità, pertanto, può vivere solo se si fonda sulla Parola e se ne nutre, se le permette di circolare per attecchire nei cuori perché siano fecondi e “belli”, cioè aperti, sensibili, capaci di farsi casa per il Dio-Trinità d’Amore e per molti.

L’opera d’arte

Albin Egger-Lienz, Il seminatore (1920), Lienz, Museo Civico del Castello di Bruck. Il pittore austriaco Egger-Lienz, esponente dell’Espressionismo tirolese, realizzò il dipinto nel periodo successivo alla Prima Guerra Mondiale. Riflette lo stile maturo dell’artista, caratterizzato da forme monumentali, colori terrosi e una profonda riflessione sulla fatica umana e sul ciclo della vita. Protagonista assoluto è il contadino: le mani sono grandi e nodose, le spalle larghe e ricurve sotto il peso del lavoro, e i piedi nudi affondano nel campo. Il terreno sotto di lui non è soffice e pronto ad accogliere la vita, ma una distesa scura, fatta di zolle dure e taglienti, che ricordano delle pietre.

Questa scelta stilistica evoca la parabola evangelica: rappresenta visivamente il “terreno sassoso” e la fatica del seminatore che getta il buon seme nonostante l’ostilità e l’asprezza del mondo. Sullo sfondo, verso la linea dell’orizzonte a destra, un piccolo stormo di uccelli neri si libra a mezz’aria, un richiamo ai volatili del Vangelo pronti a mangiare il seme caduto lungo la strada. Il contadino sa che gran parte del seme andrà perduta eppure continua a seminare perché ha fiducia che ciò che cadrà sul terreno buono darà frutto cento volte tanto.

V. P.

Soggiorno carpigiano per dieci ragazze e ragazzi ucraini
Per il quarto anno, un gruppo proveniente dalla comunità di Boyarka è ospite della città per una vacanza di solidarietà di una decina di giorni
di Silvia 
Pubblicato il 10 Luglio, 2026
Per il quarto anno, un gruppo proveniente dalla comunità di Boyarka è ospite della città per una vacanza di solidarietà di una decina di giorni
Inaugurato il nuovo Ponte dell’Uccellino
E’ stato inaugurato il nuovo Ponte dell’Uccellino tra Modena e Soliera: un’opera da quasi 7 milioni di euro che migliora i collegamenti tra le due sponde del Secchia e aumenta la sicurezza idraulica anche in caso di piena
di redazione@notiziecarpi.it 
Pubblicato il 10 Luglio, 2026
E’ stato inaugurato il nuovo Ponte dell’Uccellino tra Modena e Soliera: un’opera da quasi 7 milioni di euro che migliora i collegamenti tra le due spo...
Cappuccini di Vignola, serata su Maria nel Paradiso di Dante
Venerdì 10 luglio, alle 20.45, nel chiostro di Casa Frate Leone a Vignola (via Cesare Plessi 207), presso il convento dei Frati Cappuccini, si terrà l’evento dal titolo “Vergine Madre figlia del tuo figlio. Paradiso, canto XXXIII”. Interverrà l’arcivescovo Erio Castellucci
di redazione@notiziecarpi.it 
Pubblicato il 10 Luglio, 2026
Venerdì 10 luglio, alle 20.45, nel chiostro di Casa Frate Leone a Vignola (via Cesare Plessi 207), presso il convento dei Frati Cappuccini, si terrà l...
Giovani: la parola d’ordine facilitare
Il commento di Klaudia Kumaraku sulla ricerca dedicata alla partecipazione giovanile
di Giacomo Sforzi 
Pubblicato il 10 Luglio, 2026
Il commento di Klaudia Kumaraku sulla ricerca dedicata alla partecipazione giovanile