Quando il canto diventa casa: a Carpi la musica che unisce e fa crescere
Non soltanto un saggio finale, ma il racconto di un cammino condiviso, fatto di impegno, relazioni e scoperta di sé. La “Festa del Canto”,
Non soltanto un saggio finale, ma il racconto di un cammino condiviso, fatto di impegno, relazioni e scoperta di sé. La “Festa del Canto”, ospitata martedì 26 maggio nella Sala 47 della Fondazione Casa del Volontariato di Carpi, ha segnato la conclusione della terza edizione del “Corso di canto per persone con fragilità”, promosso da A.DI.FA APS insieme a numerose associazioni del territorio. Un pomeriggio in cui la musica si è trasformata in linguaggio di inclusione, capace di mettere insieme storie diverse e di creare legami autentici.
A guidare il percorso è stata Serena Daolio, insegnante del corso, che in questi anni ha visto crescere non solo il progetto, ma soprattutto le persone che ne fanno parte. “Siamo alla terza edizione – ha spiegato – e le associazioni che hanno aderito sono diventate sempre più numerose. Molte ci hanno confermato la loro fiducia, anche perché negli anni è aumentata la partecipazione delle persone al corso. È un percorso che riguarda tutti noi ed è una crescita personale oltre che vocale”.
Le parole dell’insegnante restituiscono il senso profondo dell’iniziativa: il canto non come semplice esercizio tecnico, ma come esperienza umana condivisa. “Abbiamo visto che durante gli anni i ragazzi migliorano continuamente. L’impegno da parte loro è grande e c’è assiduità nel seguire le lezioni”, ha raccontato Serena Daolio, sottolineando anche il valore della collaborazione avviata con il Conservatorio “Vecchi-Tonelli” di Modena e Carpi. Grazie a questa sinergia, il corso ha potuto contare sull’accompagnamento del giovane pianista Samuele Migliaccio, “uno studente molto bravo che ci ha consentito di crescere anche a livello musicale”.
Dietro ogni esibizione c’è però anche una conquista personale, spesso fatta di piccoli passi. Lo racconta bene Raffaella Di Lauro, tra le partecipanti storiche del laboratorio. “All’inizio abbiamo iniziato con gran fatica – ha confidato – perché non sapevo da dove partire: il canto è tanto respirazione, uso del diaframma. Abbiamo fatto anche un lavoro sulla voce e sulle parole. Con Serena, un po’ alla volta, abbiamo fatto dei gradini. Adesso non mi sento ancora pronta a cantare da sola, però siamo a un buon punto”.
Nelle sue parole emerge tutta la delicatezza di un percorso che richiede pazienza, fiducia e costanza. Un’esperienza che ha lasciato il segno non soltanto nei partecipanti, ma anche in chi ogni settimana ha condiviso con loro quel tempo di musica.
A sottolinearlo è stata anche Nadia Bonamici, che ha raccontato quanto il coro sia diventato parte della vita quotidiana della struttura che ha ospitato il progetto. “La musica fa aggregazione, la musica fa felicità. Senza musica saremmo molto più tristi”, ha detto. E poi, con semplicità, ha aggiunto: “Il martedì pomeriggio sentire le vostre voci è veramente un momento di serenità ulteriore, perché non è la musica della radio: sono persone che si stanno impegnando a fare qualcosa insieme”.
Parole che raccontano forse meglio di ogni altra cosa il valore di questa esperienza: un coro che non si limita a cantare, ma costruisce relazioni, restituisce fiducia e crea comunità.
Lo sguardo, intanto, è già rivolto al futuro. Tra gli obiettivi annunciati da Serena Daolio c’è la volontà di riattivare il corso anche il prossimo settembre, aprendolo a nuove realtà associative e coinvolgendo sempre più bambini, giovani e persone desiderose di sperimentare il canto come occasione di crescita e partecipazione.
La “Festa del Canto” si è svolta con la collaborazione del Conservatorio “Vecchi-Tonelli” e con il sostegno della Fondazione Casa del Volontariato e della Fondazione Cassa di Risparmio di Carpi, oltre al patrocinio della Città di Carpi, dell’Azienda USL di Modena e di Modena Capitale Italiana del Volontariato 2026.




