Quelle derive politiche che mettono in piedi pericolosi scenari sociali
In punta di spillo, una rubrica a cura di Bruno Fasani
Mi fanno paura quei cattolici che mi chiamano per dirmi che alle prossime elezioni pensano di votare Vannacci. Non mi fanno paura quelli che mi mandano a dire che i preti non devono interessarsi di politica, ma delle anime. Argomento usato e abusato per cercare di chiudere la bocca ogni volta che si dicono cose non funzionali alle loro convinzioni. Lo fanno anche col Papa. Bisognerà cominciare a spiegare alla gente cosa si intende per anima. Sull’argomento, vado in prestito delle parole del cardinale Gianfranco Ravasi: «Secondo il pensiero biblico l’anima non è altro che la persona umana in quanto vivente nella sua carne. L’uomo è l’essere vivente nella sua totalità e non l’anima separata e distinta dal corpo». Nella Bibbia scopriamo che egli è un essere unitario e vitale nel quale non si può separare spirito e carne, come farà la cultura greca, convinta che il corpo sia la tomba dell’anima. Motivo sufficiente per chiedere scusa per tutte le volte che, in passato, con la scusa di salvare l’anima si sono insultati i corpi.
Ciò precisato, vi dico che Vannacci mi fa paura. C’è una domanda che vorrei fargli e che non ho mai sentito qualcuno che gliel’abbia posta: a cosa si ispira la sua morale, ammesso che abbia una morale cui ispirarsi? Come ha già precisato lui stesso non è certo quella evangelica e tantomeno della Chiesa. Del resto basta ascoltarlo per rendersene conto. Magari ci dirà che lui si ispira alla natura. Ma allora come la mettiamo con i gay? Perché anche loro appartengono alla natura, come i diamanti, come le albicocche, come i fiori e come gli etero… Lui mi dirà che bisogna guardare alla normalità che, statisticamente parlando, corrisponde al principio di maggioranza, ossia che a dettare legge, sono quelli che, contandosi, si ritrovano ad essere in numero maggiore degli altri. E, se incalzandolo, gli chiedessimo chi ha deciso questa logica, non resterebbe che una risposta: cosa è normale lo decide chi ha il potere. Non è difficile vedere dietro questa logica la filosofia di un certo Nietzsche, il quale invitava ad ascoltare il rumore piacevole dei becchini che stavano seppellendo Dio. Unica condizione, a suo dire, perché potesse emergere l’uomo forte capace di guidare e raddrizzare il mondo. Come sia andata a finire lo abbiamo visto, tra Germania, Italia e dittature varie, qualche anno dopo.
Vannacci, nel giorno di presentazione del suo partito, sabato scorso, ha detto di sentirsi orgoglioso d’essere “feccia”, insieme con i suoi seguaci. Prendo atto della sua orgogliosa provocazione, anche se personalmente non mi sarei mai sentito autorizzato a pensarlo. Primo perché mi hanno inculcato da piccolo che Gesù ci insegna a vedere gli altri come fratelli, anche se qualcuno sbaglia, se viene da lontano e parla un’altra lingua e qualche volta combina guai. In secondo luogo, perché a seminare sentimenti ostili si va a finire come a Belfast dove, dopo aver seminato il vento dell’intolleranza, si rischia la guerra civile. Terzo perché non è giusto demonizzare i suoi seguaci. È vero che alcuni gli corrono tra le braccia come gli oggetti di scarso valore che si portano alla pesca di beneficenza, sperando di trovare loro un destino politico migliore. Ma i più sono per lo più senza chiarezza di idee. Pericolosamente affascinati dal canto della sirena.




