Anniversario. Hiroshima e Nagasaki, 81 anni dopo: dal Giappone e non solo un nuovo appello per la pace e il disarmo nucleare
Veglie di preghiera, marce e iniziative tra Giappone, Italia e Stati Uniti nel ricordo delle vittime delle bombe atomiche. I vescovi: fermare guerre, riarmo e minaccia nucleare.
Era mattina, ore 8.15 del 6 agosto 1945: una bomba atomica fu sganciata sugli abitanti di Hiroshima. La città fu distrutta e l’umanità entrò in una nuova era. Fu il primo utilizzo della bomba atomica in tempo di guerra. Ma non finì così. Pochi giorni dopo, alle 11.02 del 9 agosto, una seconda bomba atomica fu sganciata su Nagasaki. “Da allora, questi due giorni sono rimasti un punto di svolta per tutta l’umanità”, scrive il vescovo cattolico di Hiroshima, mons. Alexis Mitsuru Shirahama. Che aggiunge: “Ci hanno fatto comprendere che gli esseri umani hanno la capacità di uccidere, ferire e negare l’umanità degli altri, ma allo stesso tempo ci hanno ricordato che il male non è il nostro destino ultimo”. Da allora il pianto e il dolore hanno segnato le generazioni future diventando di anno anno preghiera, impegno e appello che grida al mondo, mai più.
La diocesi di Hiroshima con la Comunità di Sant’Egidio e insieme al Movimento dei Focolari, è impegnata a organizzare una Veglia di Preghiera per pace di 75 ore, in ricordo dei due anniversari dei bombardamenti atomici e in memoria delle vittime di ieri e di tutte le guerre purtroppo ancora oggi sono in atto nel mondo. La veglia si svolgerà dalle 8.02 di mercoledì 6 agosto alle 11.02 di sabato 9 agosto.
La preghiera unirà Giappone, Italia e Stati Uniti. La cripta della cattedrale dell’Assunzione di Hiroshima, la Cappella del Sacro Cuore di Gesù e Maria a New York e la Basilica di Santa Maria in Trastevere a Roma saranno aperte a tutti per tutte le 75 ore della Veglia.
Anche quest’anno, la sera del 9 agosto, l’arcidiocesi cattolica di Nagasaki organizzerà un momento di preghiera per la pace presso la chiesa di Urakami. Dopo la celebrazione della Messa, i partecipanti prenderanno parte a una marcia fino al Parco della Pace di Nagasaki, luogo che ricorda il bombardamento atomico del 9 agosto 1945. Situato accanto al Museo della Bomba Atomica e vicino al Memoriale della Pace, il parco, istituito nel 1955 nei pressi dell’epicentro dell’esplosione, conserva ancora i resti di un muro della Cattedrale di Urakami, che all’epoca era considerata la più imponente chiesa dell’Asia orientale.
“Ogni anno, in questo periodo, siamo invitati a imprimere nuovamente nei nostri cuori i ricordi del passato, a guardare al mondo presente e a riflettere sulle nostre responsabilità per il futuro. Con queste parole si apre il messaggio del cardinale Isao Tarcisio Kikuchi, presidente della Conferenza episcopale giapponese, per l’81° anniversario della fine della Seconda guerra mondiale e l’avvio dei tradizionali “Dieci giorni di preghiera per la pace”. Nel suo appello, il cardinale richiama l’attenzione sui conflitti che continuano a insanguinare il pianeta. “Guerre e conflitti si stanno diffondendo in tutto il mondo, compresi Ucraina, Sudan, Myanmar e Medio Oriente, inclusa Gaza. Su questi campi di battaglia, ogni persona ferita o che perde violentemente la vita è un essere umano come noi, creato a immagine di Dio”. Il presidente dei vescovi giapponesi denuncia il rischio che la violenza venga considerata “inevitabile”, ignorando il diritto internazionale umanitario e la dignità della persona. “Dove è finito il giuramento dell’umanità, ‘mai più’, nato come grido dagli orrori delle guerre passate?”, si chiede Kikuchi, invitando a riflettere criticamente sul rafforzamento militare e sulla costruzione di una pace autentica. Da qui l’appello:
“Dobbiamo fermarci a riflettere” e capire “se l’erosione graduale di questo spirito e l’avanzamento del rafforzamento militare senza un sufficiente dibattito nazionale porteranno all’instaurazione di una vera pace”.
Numerose iniziative commemorative sono in programma anche nel nostro Paese, promosse dalle associazioni aderenti alla Rete Italiana Pace e Disarmo, da Padova a Brescia, da Rovereto a Cervia, da Verona ad Aviano. L’obiettivo, spiegano i promotori, è far comprendere che
“fare memoria di quei giorni non significa celebrare un rito, ma riconoscere una minaccia ancora attuale e scegliere di prevenirla”.
Gli eventi rilanceranno inoltre la proposta di una difesa civile, non armata e nonviolenta e la raccolta firme sulla proposta di legge di iniziativa popolare promossa dalla campagna “Un’altra difesa è possibile”. Un richiamo che si accompagna alle parole di Setsuko Thurlow, sopravvissuta al bombardamento di Hiroshima e testimone dell’International Campaign to Abolish Nuclear Weapons (Ican):
“Ogni persona uccisa aveva un nome ed era amata da qualcuno; a noi il compito di fare in modo che quelle morti non siano state vane”.
M. Chiara Biagioni




