Ucraina, la testimonianza di Padre Mykhalo Dymyd
Padre Mykhalo Dymyd, sacerdote ucraino a Carpi: “La pace è un cammino che si costruisce ogni giorno”
di Maria Silvia Cabri
Cosa resta della speranza quando la guerra ti strappa via tutto, persino un figlio? A questa domanda, che ha il peso di un macigno, ha risposto padre Mykhaylo Dymyd, sacerdote ucraino e primo rettore dell’Università Cattolica di Leopoli. Ospite a Carpi sabato 20 giugno per la 40ª edizione della Festa più pazza del mondo, padre Dymyd non ha portato con sé solo l’eco di un popolo ferito, ma una testimonianza di luce che nasce dal buio profondo, ricordandoci che la pace, prima ancora di essere trattato politico, è una scelta quotidiana, un gesto di dignità, un “grazie” sussurrato nonostante il pianto, a patto di non perdere mai di vista, nel volto dell’altro, il volto stesso di Dio.
Padre, cosa significa oggi, per la Chiesa greco-cattolica, essere in comunione con Roma?
La Chiesa cattolica è un grande conglomerato di diverse Chiese. Esistono 23 Chiese orientali cattoliche che, pur avendo un rito diverso da quello romano, sono tutte in piena comunione con il Papa. La nostra Chiesa ha firmato la comunione con la sede di Roma nel 1596 (Unione di Brest): siamo, in sostanza, ortodossi in unità con il Successore di Pietro. Abbiamo applicato l’ecumenismo molto prima che diventasse “di moda”. Oggi, essere greco- cattolico in Ucraina significa soffrire, ma anche avere fiducia e chiamare Dio in aiuto per superare ogni sofferenza.




