La comunità di Rolo accoglierà a luglio cinque bambini provenienti dai campi profughi del Sud Sahara Algerino
Anche quest’anno le famiglie di Rolo e Fabbrico accolgono i piccoli Ambasciatori di Pace dai campi profughi del Sud Sahara Algerino. Ci sono famiglie che hanno accettato di aprire la porta di casa e del cuore ad una persona che non conoscono, mettendo alla prova tutte le certezze quotidiane, mettendo in discussione l’intimità famigliare e quello che è quotidianità viene messo da parte momentaneamente. Grazie al “sì” di queste famiglie, e al lavoro di un anno intero dell’associazione Jaima Saharawi, il 4 luglio arrivano a Rolo Abdalahi, Abdelhadi, Dadda, Mahyub e Muna di 10-11 anni. I piccoli Ambasciatori di Pace sono in Italia per cure mediche, mangiare, bere e per passare sette settimane lontano dalla calura del deserto. Le prime tre settimane le passano in famiglia per effettuare le visite mediche e poi tutti insieme vanno in montagna o al mare, presso Comuni amici dei Saharawi. Il 22 agosto faranno ritorno ai campi profughi.
Li vedremo dunque a Rolo in famiglia, in parrocchia al Grest con gli altri bambini, alle feste serali, in Comune l’11 luglio per un evento istituzionale col Sindaco e un pranzo successivo a cui invitiamo tutti a partecipare. Questi cinque bambini avranno un accompagnatore, Rais, che aiuta per la lingua i bambini, i genitori e la comunità che accoglie. Se lo incontrate, soffermatevi a chiedere informazioni sui campi, volentieri riuscirà a farvi entrare nel mondo degli abitanti del deserto non per scelta, ma con la speranza di tornare nella propria terra.
Cosa faranno le famiglie accoglienti? Cercheranno di creare un clima sereno, saranno disponibili all’ascolto, curiose di conoscere la storia del bimbo che ospitano e rispetteranno i loro tempi, non frenetici come i nostri. In genere la prima settimana ci si scruta e si impara a conoscersi, la seconda si cerca di creare una quotidianità e si allacciano le relazioni, la terza è la gioia pura di vivere insieme nelle diversità. Poi sovviene il momento del distacco. Il bimbo dopo due mesi ha voglia di tornare a casa, perché ai campi profughi ha i propri cari e gli affetti. E le famiglie accoglienti sanno di questo momento. Ma è un arrivederci: le famiglie potranno andare nei campi profughi a Natale e permettere alle famiglie dei bimbi di contraccambiare l’ospitalità donata ai loro figli. Così la relazione si consolida, nel progetto Jalla Gumu.
La presenza di questi bimbi nella nostra comunità ci insegna che “possedere” non è sempre sinonimo di felicità, ci insegna che essere poveri non vuol dire non avere dignità. Ci insegna che non possiamo fare finta di niente. Questi bimbi passeranno attraverso le nostre abitudini, lasceranno il segno di una relazione, e cambieranno il nostro modo di vedere il mondo. In attesa di abbracciare Abdalahi, Abdelhadi, Dadda, Mahyub e Muna e godere dei loro sorrisi, vorrei ricordare tutte le persone che, oltre alle famiglie accoglienti, si adoperano affinché i bimbi stiano bene: il parroco don Michele promotore dell’iniziativa, i volontari dell’associazione Jaima Sahrawi, dell’Anspi parrocchiale e del Grest, del Gruppo Missionario Parrocchiale, della Caritas, della Protezione Civile di Fabbrico, del RoloInFesta, del Quadrifoglio, il Sindaco e il vice Sindaco (che accoglieranno i bimbi in sala consiliare ribadendo la validità del Patto di Amicizia di Rolo col Popolo Saharawi), dell’associazione il Filo Condiviso, tanti singoli parrocchiani e cittadini, il dentista Ianni Azzarri, la parrucchiera Antonella, ecc.
L’accoglienza di cinque bimbi muove e unisce una comunità intera civile e parrocchiale. Pensate cosa potrebbe succedere se ognuno di noi aprisse la porta di casa (e il cuore) a una sola persona: nel mondo ci sarebbe solo Pace.
Annalisa Calzolari Gruppo Missionario Parrocchia di Rolo




