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30 Settembre 2026Esortazione a lodare Dio
L’orazione è costituita quasi interamente da frasi della Bibbia: tratte in particolare dal Salterio e dal libro di Daniele
di Brunetto Salvarani
Se questa breve preghiera non compare in nessuna delle raccolte più antiche degli scritti di Francesco d’Assisi, oggi si tende a considerarla autentica e a collocarla in un tempo precedente al 1223 (qualche critico, per la verità, si arrischia ad ascriverla, per una certa immaturità stilistica, persino ai primi tempi del peregrinare dell’autore, tra il 1212 e il 1215). In realtà, il terminus ante quem del 1223 resta abbastanza convincente, perché i versetti biblici qui si riferiscono al Salterio romano e non a quello gallicano, preferito da Francesco almeno a partire dalla Regola bollata (approvata da Onorio III appunto in quell’anno).
L’argomento di questa invocazione anticipa in forme letterariamente più acerbe l’assisiate più celebrato, quello del Cantico di frate Sole , ma la densità intellettuale del testo è qui forse ancora maggiore: il tema lo stesso, la natura letta come capax Dei , in grado di lodare Dio (“non la lodiamo semplicemente in quanto creata ‘buona’ da Dio, ma in quanto la ascoltiamo lodare”, annota al riguardo Massimo Cacciari in Doppio ritratto ); e in particolare, lo lodino anzitutto i più poveri fra le creature, i fanciulli, i giovani, le ragazze.
Appaiono poi costanti i richiami biblici. Anzi, potremmo dire che l’orazione è costituita quasi interamente da frasi della Bibbia: tratte in particolare dal Salterio – divenuto nella cultura medievale la preghiera abituale del credente cristiano – e dal libro di Daniele (il cosiddetto Cantico dei tre fanciulli ), per quanto riguarda il Primo Testamento; e dai Vangeli di Luca e Giovanni, oltre che dall’Apocalisse, per il Nuovo. A ben vedere, in genere non si tratta di riferimenti letterali, ma di collage o citazioni ad sensum, elemento che potrebbe rivelarsi un indizio ulteriore a favore dell’autenticità del documento, immaginando il futuro santo che scrive sulla tavola una serie di materia di lode a Dio così come gli vengono in mente a memoria, senza l’abituale aiuto di un confratello maggiormente esperto in cose bibliche. Rimarchevole è il fatto che per ben sette volte egli ricorra all’aggettivo-pronome termine omnes , quattro di esse in aggiunta alla citazione scritturistica, in riferimento alle creature chiamate a lodare o a benedire: segno della volontà di una convocazione corale, assoluta, cosmica.




