La fragilità nel fine vita
Etica della vita

Pubblicato il

9 Ottobre 2026

La fragilità nel fine vita

Etica della vita, una rubrica di Gabriele Semprebon

etica della vita

Abbiamo già parlato della fragilità dell’uomo e di come, dal punto di vista etico, sia di fondamentale importanza giocare d’anticipo per essere preparati ad affrontare ogni necessità che si presenta nella esistenza di ogni persona. Anche nel fine vita, occorre giocare d’anticipo. Non si può aspettare la fase agonica per gridare “aiuto” o “cosa faccio?!” ma occorre prepararsi, preparare il paziente, preparare chi lo accudisce, preparare chi lo cura, in modo che, quando si giunge al termine della vita, si è meno inesperti e soprattutto si è affrontato un percorso: il fine vita, infatti, non è un momento ma è un percorso. Di cure palliative precoci se ne è parlato sul New England Journal of medicine già nel 2010.

Le cure palliative precoci significano un approccio palliativo a un paziente che ha una prognosi infausta, anche a lungo termine, in cui già da subito si cerca una migliore qualità di vita, un controllo dei sintomi efficace, il controllo del dolore, dal punto di vista psicologico una consapevolezza prognostica, minori terapie aggressive. Detta così, qualcuno potrebbe equivocare ma è bene dire con forza che questo approccio non significa affatto una sopravvivenza più corta, anzi. Un inter vento palliativo precoce può ridurre del 31% la frequenza del dolore moderato e severo nel cancro, riduce un possibile accanimento terapeutico futuro, migliora sintomi fisici e psicologici e sopravvivenza. Le cure palliative precoci vedono già all’inizio della malattia l’assistenza dei familiari e caregiver in armonia con i curanti, considerando proprio i caregivers come parte dell’unità di cura.

Le cure palliative precoci sono attente al linguaggio, alla relazione, alla spiritualità; leniscono la sofferenza, l’elaborazione della malattia, aumentano il benessere psicologico e sociale. L’approccio di una medicina palliativa precoce, integrato con le cure ordinarie, per esempio oncologiche, può essere il segno di una reale speranza, offre grandi vantaggi, sia per i pazienti che per chi gli gravita attorno. Il tempo della speranza diventa tempo di relazione, di dono, di dignità, di vivere una vita ammalata ma in pienezza… sembra una contraddizione in termini, invece, la si può realizzare!

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