Ucraina, non c’è pace senza giustizia
Chiesa

Pubblicato il

25 Ottobre 2026

Ucraina, non c’è pace senza giustizia

La telefonata di Papa Leone a Putin sull’emergenza umanitaria di Oleshky

“La telefonata in sé è un atto molto importante, per di più su un argomento umanitario così urgente”. Con queste parole, il nunzio apostolico di Kiev, mons. Visvaldas Kulbokas commenta al Sir la telefonata tra Papa Leone XIV e il Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin. E’ “molto positivo” – aggiunge il nunzio – che il Papa abbia “intrapreso personalmente una questione così importante”, come quella dell’emergenza umanitaria che la popolazione della città occupata di Oleshky, nella regione di Kherson, sta vivendo. Il 19 settembre scorso il Consiglio panucraino delle Chiese e delle Organizzazioni religiose aveva rivolto un appello diretto a Papa Leone XIV, ai leader religiosi e alla comunità internazionale affinché salvassero dalla fame gli abitanti di Oleskhy. Nel loro appello, i rappresentanti delle Chiese e delle organizzazioni religiose ucraine denunciavano al mondo che la città è sotto blocco umanitario.

Secondo i dati, l’ultima connetta segna di cibo a Oleshky risale alla fine di maggio 2026 e – scrive il Consiglio panucraino – “l’esercito russo impedisce ai residenti di lasciare la città”. Nell’appello, le Chiese facevano sapere che più di 6mila persone, tra cui circa 200 bambini, potrebbero essere ancora “bloccati” a Oleshky e nell’area circostante. La popolazione è costantemente minacciata da bombardamenti e attacchi di droni e soffre per la mancanza di cibo, acqua potabile e medicinali. La città è priva di elettricità e gas, e le infrastrutture critiche sono state praticamente distrutte. Sull’emergenza umanitaria di Oleshky, si era espresso anche il Capo della Chiesa greco-cattolica ucraina, Sua Beatitudine Sviatoslav Shevchuk, anch’egli aveva lanciato un appello per gli abitanti di Oleshky. “Ciò che sta accadendo oggi a Oleshky ricorda l’Holodomor che l’Ucraina ha vissuto nel 1932-1933”, sottolinea l’arcivescovo maggiore. Chiedendo alla comunità internazionale di “esercitare pressioni sulla Russia affinché salvi vite umane”.

“Pur accogliendo con gratitudine gli sforzi di mediazione volti a porre fine alla guerra, è di cruciale importanza distinguere tra il contenimento di un aggressore ingiusto e la costrizione della vittima a fare concessioni”. Lo puntualizza Sua Beatitudine Sviatoslav Shevchuk nel suo video messaggio settimanale, a proposito dei diversi tentativi in atto per porre fine all’aggressione russa su vasta scala in Ucraina. “I nostri amici della comunità internazionale devono comprendere: la dipendenza dell’Ucraina dagli aiuti non dà a nessuno il diritto morale di disporre del suo futuro senza la partecipazione degli ucraini stessi”, aggiunge. “Non si può cancellare la distinzione tra lo Stato aggressore e il popolo che ha diritto a difendersi. Negli sforzi internazionali volti a porre fine a qualsiasi guerra, e in particolare alla guerra russa contro l’Ucraina, non si può contrapporre la pace alla giustizia”.

Se dunque da una parte “noi ucraini, sentendo parlare di negoziati, incontri e vari accordi, non dobbiamo subito percepirli come un tradimento”, “dall’altro lato, non si può chiamare pace qualsiasi accordo proclamato, se esso non si fonda su principi morali”. E il principio-guida è che “non c’è pace senza giustizia, specialmente giustizia verso la vittima innocente”. Altro punto sollevato dall’arcivescovo maggiore è il “diritto morale degli ucraini a “partecipare alle decisioni e ai negoziati che determinano il loro futuro”. “L’Ucraina è un soggetto di diritto internazionale e non può essere ridotta a merce di scambio, specialmente quando qualcuno è guidato da interessi diversi dalla protezione delle vittime innocenti nel nostro Paese. L’Ucraina ha una propria soggettività e non è oggetto di interessi altrui”.

Da qui un appello alla comunità internazionale: “Oggi è di vitale importanza non ridurre la tragedia ucraina al valore delle risorse o alla comodità di un compromesso politico!”.

M.C.B.

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