Pubblicato il
3 Novembre 2026Mons. Cavina visitatore apostolico per Medjugorje: l’augurio della Chiesa di Carpi
L’augurio del vicario generale, mons. Gildo Manicardi, a nome della Chiesa di Carpi, al vescovo Francesco Cavina per la nomina a visitatore apostolico per la parrocchia di Medjugorje
di Luigi Lamma
La notizia della nomina di mons. Cavina si è presto diffusa a Carpi e in diocesi sabato 31 ottobre suscitando sentimenti di gratitudine al Santo Padre per la scelta di affidare al vescovo Francesco Cavina l’incarico di visitatore apostolico della parrocchia di Medjugorje, e di soddisfazione per la persona di mons. Cavina che, all’età di 71 anni, con questo delicato incarico ufficiale, può mettere a disposizione della Chiesa e della comunità che gli è stata affidata tutta l’esperienza del suo ministero episcopale. La realtà di Medjugorje è un contesto molto vivace spiritualmente ma complessa su cui la Chiesa rimane vigile pur avendo, con la nota “Regina Pacis” promulgata dal Dicastero per la Dottrina della Fede nel 2024, dato il via libera al “Nulla osta” circa l’esperienza spirituale legata a Medjugorje. Di questi sentimenti di gratitudine e di felicitazione a mons. Cavina si fa portavoce mons. Gildo Manicardi, vicario generale della diocesi di Carpi.
“Sono contento – esordisce mons. Manicardi – che mons. Francesco Cavina possa riprendere il suo ministero episcopale per un incarico ricevuto direttamente dal Santo Padre, dopo un settennio che lo ha visto attivo sulla base di un generoso impegno personale, che abbiamo sperimentato instancabile. Apprezzo anche molto che abbia ricevuto un incarico adatto alle sue migliori competenze, in particolare: a una teologia solida, schematica e essenziale; a una competenza giuridica articolata e lucida; a un onestissimo coraggio nel giudicare e nell’esprimere le proprie valutazioni. Spero perciò che il nostro Vescovo emerito possa avere la grazia di aiutare a una piena chiarezza sulle ‘apparizioni’ a Medjugorje, in Bosnia ed Erzegovina di cui si parla dal 24 giugno 1981 con svolte entusiastiche e incertezze”.
Che significato attribuire alla nomina da parte della Santa Sede?
Una nomina e “a tempo indeterminato e ad nutum Sanctae Sedis” rivela che l’incarico è affidato allo scopo non semplicemente di alleggerire un problema ma per risolverlo alla radice. La formula ad nutum Sanctae Sedis (= al cenno del Vaticano) dice non solo che l’incarico durerà fino a che la Santa Sede non disponga diversamente, ma anche che la Sede apostolica conta di essere direttamente coinvolta, anche con sue valutazioni, nell’azione del visitatore Cavina. Sono segni questi della grande fiducia con cui l’incarico, molto complesso, è stato conferito. Si conta che don Francesco aiuti ad arrivare a qualche posizione definitiva. La posizione assunta, alla fine, da papa Francesco nel 2024 oscilla tra due valutazioni: il risultato positivo della pastorale vissuta nel santuario e l’impossibilità di arrivare adesso a una nitida valutazione della qualità teologica delle “apparizioni”.
Come mai la destinazione è alla “parrocchia di Medjugorje” e non semplicemente al santuario?
Forse il fatto che la nomina si riferisca alla parrocchia può essere un’indicazione che l’incarico concreto, affidato a mons. Cavina, è di carattere prevalentemente pastorale. In tale determinazione si può immaginare l’auspicio che le tensioni tra santuario e pastorale ordinaria e tra ordine francescano e strutture della diocesi di Mostar (Bosnia-Erzegovina) possano venire superate nella fraternità e nella collaborazione pastorale. Credo che la speranza di tutti sia che si possa arrivare a una devozione riconosciuta non solo di un foltissimo gruppo di appassionati entusiasti pellegrini, ma da una convinzione, pacata e condivisa, dal popolo di Dio in generale. Il vescovo Erio nel congratularsi per la nomina ha invitato ad accompagnare mons. Cavina con la preghiera.
Quale augurio possiamo aggiungere al nuovo Visitatore apostolico di Medjugorje?
Il primo è che don Francesco si ambienti bene in un contesto ecclesiale che, penso, necessiti di un adeguato tempo di conoscenza. L’altro è che i Bosniaci comincino a volergli bene e imparino a conoscerlo come deduco da alcune telefonate ricevute da amici croati e bosniaci che mi hanno chiesto informazioni sul “visitatore che non conosciamo e che sappiamo vescovo emerito di Carpi”. Ma l’augurio più profondo è il terzo: che il Visitatore apostolico sappia curare l’immagine della «Regina della Pace» (in croato Kraljica Mira; pronuncia Kràliza Mìra) con la stessa premura e competenza con cui a Carpi ha splendidamente curato il restauro dell’immagine rinascimentale della Madonna Assunta nella nostra cattedrale terremotata.




