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7 Novembre 2026Eventi. E’ iniziato il Festival della Migrazione con un focus sulle Donne migranti
Vari appuntamenti fino a domenica 15 novembre a Modena, Carpi e in altri capoluoghi italiani. Il discorso di apertura del presidente Patriarca
Edoardo Patriarca*
Siamo giunti all’undicesima edizione del Festival della migrazione. Sin dalla sua nascita abbiamo coltivato un’Italia al futuro, a partire proprio dalle migrazioni, dalla dimensione del viaggio che è un tratto fondativo della nostra umanità, un fenomeno strutturale a livello sociale, economico e politico e che per questo dovrebbe essere, trattato come tale. E invece no, il tema delle migrazioni diventa la vetrina per evocare paure e incertezze, insicurezze da difendere in un cortile sempre più angusto, chiuso, sbarrato, pensando così di salvarsi. “Ognuno a rincorrere i suoi guai, ognuno con il suo viaggio, ognuno diverso e ognuno in fondo perso” come canta Vasco Rossi in Vita spericolata. Una logica che impedisce di vedere speranze e progetti di vita, il movimento dei giovani che giungono nel nostro paese e dei tanti giovani italiani che emigrano, delle donne, delle famiglie, dei bambini e bambine che frequentano gli asili e le nostre scuole. Questo impaurimento impedisce di cantierare nuovi beni comuni, impedisce di guardare ciò che di nuovo sta fiorendo nel nostro paese. Siamo convinti che l’Italia possa pensare al suo futuro solo scegliendo di affrontare le migrazioni come uno degli snodi strategici di una agenda politica seria e consapevole, strutturata e ben organizzata.
Il nostro è un Festival nato dal basso, un programma costruito passo dopo passo in coprogrammazione con le associazioni del territorio, le comunità delle diaspore, le amministrazioni locali, la rete delle università che ci fornisce dati, ricerche, riflessioni per meglio comprendere e progettare una politica dei flussi migratori, la Fondazione Migrantes, le diocesi e le nostre parrocchie. Il nostro è un Festival nato dal basso, e sostenuto dalle Fondazioni bancarie, dagli Istituti di credito, dalla Conferenza episcopale italiana, dagli Enti locali e dalla generosità di tanto volontariato. Dal basso, con competenza e con serietà, desideriamo proporci come uno spazio civile di confronto, pur nella diversità dei punti di vista e delle soluzioni che vengono proposte. Ad una sola condizione: che il confronto sia competente, veritiero, non contaminato da fake news, da retoriche vuote e luoghi comuni. Siamo uno spazio sociale, uno spazio culturale, uno spazio politico, aperto ma non per questo neutrale: parleremo di migrazioni e non di remigrazione; parleremo di sicurezza come diritto costituzionale che vale per tutti, il diritto alla vita, ad una vita degna; parleremo di confini da controllare ma da poter attraversare nella sicurezza e nella legalità, di confini che ci aiutano a ritrovarci, a sentirci cittadini appartenenti ad una comunità, confini che possono essere percorsi in andata e ritorno; parleremo di cittadinanza, non una concessione o un premio ma l’assunzione di una responsabilità, di diritti e doveri di solidarietà, di un’appartenenza alla comunità che per questo non può essere revocata come taluni propongono; parleremo di una “italianità” che si rigenera nell’incontro con le diversità, nella convivialità delle differenze come amava dire don Tonino Bello: l’identità non è un monolite, morirebbe, ma un processo nel quale nell’incontro ciascuno ritrova le sue radici, le sue storie e si rinnova e si rigenera. Non siamo neutrali e guardiamo con speranza il futuro del nostro paese senza nasconderci le fatiche e le difficoltà. E non rinunciamo a parlare con i giovani, nelle scuole, per portare un messaggio di pace e di speranza e di impegni da assumere. Quest’anno, come accade ogni anno abbiamo deciso di dedicare, su suggerimento del comitato scientifico e del suo presidente Maurizio Ambrosini, un’attenzione particolare alle donne migranti che rappresentano oltre la metà del popolo migrante e che svolgono durante il viaggio, e poi nel fare famiglia, nei servizi di welfare di cura e nella sanità nelle nostre comunità, nell’attività imprenditoriale un ruolo fondamentale, non riconosciuto e invisibile.
Questo è il Festival della migrazione, un Festival con il cuore a Modena e nella sua provincia, ormai diffuso su tutta la Regione e sul territorio nazionale: saremo anche a Milano, Genova, Perugia, Lucca, Firenze, Rovigo. Grazie per il sostegno che ci darete, grazie per la vostra presenza stasera e di nei prossimi giorni.
*Presidente del Festival della Migrazione




