Beato
In cammino con la Parola
Pubblicato il Febbraio 8, 2023

Beato chi cammina nella legge del Signore

Commento al Vangelo di don Carlo Bellini - Domenica 12 febbraio 2023.

 

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Io vi dico: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli. Avete inteso che fu detto agli antichi: “Non ucciderai; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio”. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Avete inteso che fu detto: “Non commetterai adulterio”. Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore. Avete anche inteso che fu detto agli antichi: “Non giurerai il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramenti”. Ma io vi dico: non giurate affatto. Sia invece il vostro parlare: “sì, sì”, “no, no”; il di più viene dal Maligno».

Commento

Continua questa domenica la lettura del Discorso della Montagna, con il brano delle cosiddette antitesi. I primi versetti (una collezione di detti) affrontano un tema importante per tutto il Discorso della Montagna e in realtà per tutto il vangelo di Matteo: il rapporto con la Legge, con l’insegnamento tradizionale della Torah. Gesù afferma chiaramente di non voler abolire la Legge ma di darle compimento e anzi insegna con frasi molto forti che chiunque trascurerà qualche aspetto della Legge sarà giudicato severamente. In realtà è piuttosto difficile valutare, anche nel brano di oggi, quanto Gesù innovi l’insegnamento tradizionale e quanto rimanga nel solco delle interpretazioni del suo tempo. Probabilmente, nonostante lo stile delle antitesi, che appunto contrappongono un insegnamento nuovo a uno precedente, si può dire sinteticamente che l’insegnamento di Gesù è il compimento della Legge perché la Legge è interiorizzata, cioè condotta alla sua origine nel cuore dell’uomo, è riportata all’essenziale cioè al comandamento dell’amore ed è radicalizzata, cioè portata fino alle sue estreme conseguenze.

Il testo che abbiamo davanti non enuncia norme ma descrive gli effetti nella vita concreta di un’intuizione spirituale. In questo senso dobbiamo intendere l’invito ad avere una giustizia più grande di quella degli scribi e dei farisei. Il tema della giustizia scandisce tutto il Discorso della Montagna, già lo abbiamo trovato nelle beatitudini e lo ritroveremo a segnalare altri passaggi fondamentali (per ben cinque volte: 5,6.10.20; 6,1,33). La giustizia è la fedeltà alla volontà di Dio rivelata nella Torah e definitivamente spiegata da Gesù, una parola e un tema molto caro all’evangelista Matteo. Il detto sulla superiore giustizia introduce il brano delle antitesi. Le antitesi sono sei e hanno una forma comune: enunciato di una tesi con una citazione della Scrittura, enunciato di Gesù introdotto da «ma io vi dico» e a seguire esemplificazione con casi concreti. La prima antitesi è un chiaro esempio di radicalizzazione di una legge antica. Gesù chiede di superare ogni forma d’ira nei confronti del fratello e ogni forma di svalutazione o offesa. Ciò che qui è preso di mira è la collera che distrugge interiormente l’altro e che è la radice di ogni violenza.

Nelle parole di Gesù c’è la richiesta del totale rispetto per l’umanità dell’altro. Nelle due applicazioni che seguono, una cultuale e l’altra giudiziaria, c’è la richiesta di prendere l’iniziativa per la riconciliazione, anche nel caso che sia l’altro la causa del conflitto. La seconda antitesi parte dalle norme sull’adulterio presenti in Es 20,14 e Dt 5,18 e invita a evitare anche uno sguardo pieno di desiderio, che è già inquinamento del cuore puro. La radicalità di questo insegnamento è ben mostrata dai detti che seguono sul cavare l’occhio e tagliare la mano che porta al peccato: sono affermazioni iperboliche che vogliono rimarcare l’assoluta necessità di rapportarsi agli altri a partire da un cuore puro. La terza antitesi rimane sul tema del matrimonio e dell’adulterio. La legge permetteva il ripudio della moglie (Dt 24,1) e si discuteva nelle scuole rabbiniche sulle motivazioni che potevano giustificare un tale gesto. Gesù contesta radicalmente questa possibilità e afferma che chi ripudia espone all’adulterio se stesso e la donna.

Il tema è ripreso in Mt 19,3-9, dove Gesù ribadisce la proibizione del divorzio e ne spiega i motivi: l’uomo e la donna nella loro complementarietà formano un’immagine completa di Dio (Gen 1,27) e nella loro unione coniugale sono «una carne sola» (Gen 2,24). La giustizia più grande del Discorso della Montagna porta con sé un’altissima lettura del rapporto uomo-donna che si traduce in una fedeltà e amore che dura per sempre. La quarta antitesi riguarda il giuramento. L’Antico Testamento e il giudaismo permettevano i giuramenti, al contrario Gesù li proibisce, prima di tutto per non sfruttare Dio per fondare la propria parola e poi perché in sostanza la parola deve corrispondere sempre a ciò che c’è nel cuore. La comunicazione che è alla base dei rapporti umani non può tollerare alcuna doppiezza ma deve scaturire dalla sincerità del cuore.

L’opera d’arte

Cristo in maestà con Evangelisti e Santi (1123 ca.), Barcellona, Museu Nacional d’Art de Catalunya. “Se vuoi osservare i suoi comandamenti, essi ti custodiranno; se hai fiducia in lui, anche tu vivrai. Grande infatti è la sapienza del Signore; forte e potente, egli vede ogni cosa” (Sir 15,15 e 18). Così recita la prima lettura di questa domenica. Un Signore “forte e potente”, “che vede ogni cosa”, come è raffigurato nell’affresco absidale un tempo nella chiesa di San Clemente a Tahull (Spagna) e oggi conservato a Barcellona. Esempio mirabile della pittura romanica catalana, il Pantocratore – “colui che domina tutto” – è all’interno di una mandorla, seduto su di un arcobaleno decorato con motivi vegetali. In alto, le lettere dell’alfabeto greco, alfa e omega, indicano che Cristo è il principio e la fine di tutte le cose. La mano destra è alzata in segno di benedizione ma anche di giudizio, mentre la sinistra regge un libro aperto su cui si è scritto ego sum lux mundi (“io sono la luce del mondo”). La figura maestosa, i colori squillanti, l’espressione del volto, e la sintesi geometrica delle forme hanno suscitato nei secoli numerosi ammiratori, fra cui un insospettabile Pablo Picasso.

V.P.

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