Il
In punta di spillo
Pubblicato il Ottobre 9, 2024

Il cancro della politica più pericoloso di quello fisico. Il caso di Genova

In punta di spillo, una rubrica di Bruno Fasani

Uno, diventato anziano, crede di aver visto il più della vita. Anche in politica. Su questo stesso spazio, la scorsa settimana abbiamo parlato di un gigante, Alcide De Gasperi. Come lui tanti altri politici sono considerati degli statisti per la grandezza del loro operato, ai quali l’umanità e la storia sono debitrici. Poi, però, bisogna fare i conti anche con il rovescio della medaglia, dove il malaffare e l’incompetenza sembrano farla da padroni. È qui, verrebbe da dire, che al peggio non c’è limite, lasciando nello stupore anche chi crede di aver già visto tutto.

In Liguria, dopo le dimissioni indotte di Giovanni Toti, i cittadini sono chiamati alle urne il prossimo 27 ottobre, per eleggere il nuovo Presidente della Giunta regionale. Il Centrodestra ha scelto come candidato l’attuale sindaco di Genova, Marco Bucci, professionista di altissimo livello, senza tessere di partito. A lui, al suo secondo mandato, va riconosciuto il merito di aver fatto ricostruire il ponte Morandi in pochissimo tempo, ma anche il progetto della Diga, ossia la possibilità di far attraccare al porto di Genova anche le navi più grandi, nonché uomo della cosiddetta Gronda, ossia 65 Km. di nuova bretella autostradale, verso la Francia, per alleggerire il congestionato traffico della zona. Insomma un uomo da far gola ad ogni territorio che ambisca ad essere gestito con competenza ed efficienza. Del resto, il personaggio ha il curriculum che parla dalla sua. Laureato in Chimica, senza tessere di partito come dicevamo, per vent’anni ha lavorato nel Minnesota, quindi a New York, come dirigente del settore ricerca e sviluppo per una grande multinazionale che produce macchine per ospedali. Quindi il ritorno nella propria terra dove ha accettato di fare il sindaco, apprezzato e stimato, della sua città.

Tutto bene, quindi, se non fosse che nello scorso mese di maggio scopre improvvisamente di essere affetto da un tumore, che gli consente comunque di lavorare, pur sottoponendosi alle cure del caso. Ed è a questo punto che fa capolino la politica peggiore di cui si parlava. A darle volto e contenuto il professor Nicola Morra, genovese, da nove anni in Parlamento, per due mandati con il M5S, per poi uscire dal partito e ora candidato in Regione dove sa di non avere chance di riuscita ma dove, sono parole sue, spera di arrivare al 3%, per garantirsi il posto. Ebbene cosa fa il docente di filosofi a Nicola Morra? Si rivolge agli elettori liguri dicendo esattamente: cari cittadini, quando sarete nell’urna, pensateci bene prima di votare Bucci. Sapete che è malato e mandandolo a governare la vostra Regione potrebbe accadere che non sia in grado di portare a termine il mandato. Parole di m…. Neppure un minimo di pudore, di delicatezza umana, nel mettere in giro considerazioni che, con tutta probabilità e io me lo auguro anche, si riveleranno un autogol. E nemmeno un minimo di coscienza tardiva, magari quella di un sano opportunismo, per tentare di rimediare, smussando la volgarità di espressioni che lo fanno più simile agli sciacalli che agli uomini di governo.

Per fortuna a Marco Bucci non manca il senso dell’humour. Ho fede, ha ricordato. In Dio prima di tutto (in famiglia c’è anche un fratello frate francescano), ma anche nel dinamismo e nelle mie capacità. Quello che si deve combattere è il tempo perso per la stupidità ideologica, che è sempre causa di povertà e di regressione sociale. In definitiva, più che il suo cancro, la Liguria dovrebbe temere i pali tra le ruote dei politici che stanno sgomitando per ritagliarsi un posto al sole. Questo sì, il vero cancro che fa male al Paese.

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