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Pubblicato il Novembre 27, 2024

Il disagio psichico diventa accoglienza, 35 persone inserite in famiglia col progetto IESA

Al centro l’inclusione di pazienti in carico ai Centri di Salute Mentale di Modena e al Servizio Sociale in contesti domestici con modalità part-time o full-time

Equipè progetto Iesa

 

 

 

Il progetto si occupa dell’inclusione di pazienti in carico ai Centri di Salute Mentale di Modena e al Servizio Sociale in contesti domestici con modalità part-time o full-time

 

Da 12 anni il progetto di Inserimento Eterofamiliare Supportato di Adulti con disagio psichico (IESA) propone un’esperienza di incontro e arricchimento umano, che mette al centro la persona con disagio psichico avviandola ad un percorso di inserimento all’interno della comunità.

 

In particolare, il progetto consiste nell’accoglienza di un paziente in una famiglia diversa da quella di origine, per condividere consuetudini, relazioni e abitazione.

 

Nato nel 2011, su iniziativa dell’Organizzazione di Volontariato ‘Rosa Bianca’, il progetto ha immediatamente incontrato il supporto del Dipartimento di Salute Mentale dell’Azienda USL di Modena e dei Servizi Sociali del Comune di Modena.

 

Dall’avvio dello IESA ad oggi il Team Operativo ha incontrato oltre 90 famiglie candidatesi per l’accoglienza e circa 75 candidati ospiti. Sono 35 i progetti di convivenza attivati, per la maggior parte in modalità part-time, di cui 9 in corso e uno in partenza.

 

Per narrare i primi 12 anni di vita del progetto IESA, in questi mesi ‘Rosa Bianca’ ha realizzato un video intitolato ‘12 Anni Matti’, con la regia di Lillo Venezia, che raccoglie testimonianze di famiglie, utenti e operatori coinvolti nei percorsi di inserimento. Il video, sostenuto anche dalla Fondazione di Modena, vuole rappresentare un’opportunità divulgativa e formativa al fine di reperire nuove famiglie e potenziare la cultura dell’accoglienza.

 

L’opera sarà presentata il prossimo 4 dicembre, alle 20.30, presso il Teatro Tenda: ad arricchire la serata saranno le esibizione del duo ‘Psicantria’ e del coro di Rosa Bianca con la partecipazione straordinaria del cantante Alberto Bertoli.

 

Il progetto IESA e il video ‘12 Anni Matti’ sono stati illustrati questa mattina dalla psicologa psicoterapeuta Cecilia Giuliani dell’Ausl di Modena, insieme alla vicepresidente di ‘Rosa Bianca’, e psichiatra, Eleonora Bertacchini. Con loro due famiglie IESA, i membri del Team Operativo (Nadia Marchesini, presidente di ‘Rosa Bianca’, e Valentina Carnevali, psicologa e psicoterapeuta del Dipartimento di Salute Mentale) e il regista Lillo Venezia.

 

L’accoglienza in famiglia

 

Il progetto si rivolge ad adulti con disagio psichico in carico al Dipartimento di Salute Mentale dell’Ausl e ai Servizi Sociali del Comune di Modena, oltre che all’intera cittadinanza. L’idea alla base è che l’incontro tra umanità sia una risorsa e un’opportunità per migliorare la qualità delle proprie vite e acquisire benessere. Questa cura extra-istituzionale favorisce poi un alleggerimento del carico sui servizi socio-sanitari e sulle famiglie di origine, bisognose di aiuti per sostenere l’impegno assistenziale.

 

I progetti possono essere svolti in modalità full-time (coabitazione tra ospite e famiglia, che mette a disposizione la propria casa) o part-time (condivisione di tempo e abitudini mantenendo ciascuno la propria abitazione di origine). Fondamentale nel reperimento delle famiglie è l’Organizzazione di Volontariato ‘Rosa Bianca’ che svolge attività culturali e di divulgazione finalizzate a sensibilizzare la cittadinanza sul tema del disagio psichico.

 

L’inserimento è supportato: la persona con disagio psichico continua, infatti, a essere seguita dai propri curanti di riferimento e la famiglia ospitante è affiancata dal Team Operativo IESA preposto al monitoraggio e al sostegno della relazione tra ospite e famiglia. In questa vera e propria metodologia di cura, avviene uno scambio di bisogni e risorse: la famiglia mette a disposizione la propria abitazione e la propria capacità di prendersi cura e di stabilire reti di relazioni, in una modalità part-time o full-time; l’ospite offre l’unicità della propria esperienza, il proprio desiderio di appartenenza e un contributo economico destinato alla famiglia (erogato da AUSL, Comune e, ove possibile, dal paziente stesso).

 

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