Presenza
Chiesa
Pubblicato il Maggio 22, 2026

Presenza di condivisione e prossimità: il vescovo di Crema mons. Gianotti ha ricordato i Martiri di Algeria

Monsignor Daniele Gianotti, vescovo di Crema, ha presieduto la Messa Missionaria organizzata dal Servizio di pastorale missionaria, lo scorso 7 maggio, presso la chiesa della Madonna Pellegrina a Modena. Dopo una cena semplice, il Vescovo ha portato la sua testimonianza che ha approfondito le figure dei Martiri di Algeria. Monsignor Gianotti ha un profondo legame spirituale e culturale con l’Algeria, nell’ottobre 2024 ha guidato un gruppo di cremaschi in un pellegrinaggio che ha ricalcato i luoghi significativi della vita e della morte di Charles de Foucauld, eremita e missionario nel Sahara, e quelli dove si è consumato il martirio dei 19 religiosi uccisi tra il 1994 e il 1996.

Furono uccisi durante la guerra civile algerina, che in seguito è stata chiamata “decennio nero” (1992-2002) e che vide contrapposti il Governo del Paese, insediatosi a seguito di un colpo di Stato, e i miliziani islamici. Gli ultimi ad essere uccisi furono i sette Monaci Trappisti di Tibhirine nella primavera del 1996 e mons. Pierre Claverie, vescovo di Orano il 1° agosto 1996. Durante la messa si è pregato anche per le vittime delle migrazioni, in particolare nel Mediterraneo. Per ricordarle, sono stati posti ai piedi dell’altare due segni: una croce con il legno delle barche naufragate vicino a Lampedusa e un cestino contenente pietre colorate, simbolo dell’unicità e del valore di ogni vita perduta.

Le pietre appartengono ad un gruppo di persone provenienti da Reggio Emilia che il giorno 26 di ogni mese (giorno del naufragio di Cutro, avvenuto il 26 febbraio 2023, almeno 180 le vittime) si ritrovano a pregare per chi perde la vita cercando un futuro migliore. Il vescovo Gianotti ha sottolineato che non dobbiamo dimenticare nemmeno le vite che migliaia di migranti hanno lasciato sulle rotte del deserto. I morti in mare e nel deserto ci interpellano oggi come testimoni silenziosi di un’umanità che naufraga quando dimentica che ogni donna e ogni uomo è una sorella o un fratello.

Amatevi gli uni gli altri

Monsignor Gianotti, nella sua omelia ha posto il fulcro sul Vangelo di Giovanni: “Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi” (Gv 15,9). La parola di Gesù custodisce la sintesi del suo mistero e della sua missione. Egli conosce il Padre: sa che Dio è amore. Essendo Figlio, sa di che cosa è fatto Dio ed è venuto nel mondo per dirci proprio questo: Dio è fatto così, è amore. Questa è la parola decisiva del Vangelo. Gesù non solo rivela l’amore del Padre, ma propone ai discepoli di rimanere in questo amore: “Rimanete nel mio amore” e questo si traduce in un comandamento concreto: “Che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi”. (Gv 15,9-17). L’amore di Gesù arriva fino al dono totale di sé: “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici” (Gv 15, 13). I martiri d’Algeria hanno vissuto proprio questo Vangelo. In una terra musulmana, nel contesto drammatico della guerra civile, hanno scelto di rimanere accanto al popolo algerino nonostante le minacce e il pericolo. Sono rimasti perché quel popolo era diventato per loro un popolo amico.

Decisero di rimanere accanto alla gente

Successivamente, nella sua testimonianza, monsignor Gianotti ha disegnato il quadro della condizione della Chiesa di quegli anni. Dopo l’indipendenza del Paese, la Chiesa si era progressivamente svuotata e impoverita, eppure, nonostante fosse stata “spogliata di tutto”, decise di non andarsene. L’Algeria di quegli anni era una nazione segnata dalla crisi economica, aggravata dal crollo del prezzo del petrolio nel 1996, e dalla spirale di violenza tra i gruppi armati islamisti, in particolare il GIA, il Gruppo Islamico Armato e la durissima risposta dello Stato. In questo clima avvennero anche le uccisioni dei martiri. È difficile interpretare la loro morte semplicemente come martirio “in odio alla fede”, perché non vivevano in opposizione all’Islam. La loro presenza non era contro qualcuno: era una presenza di amicizia, condivisione e prossimità. Pur piccolissima, la Chiesa condivise fino in fondo il rischio della popolazione. Colpisce un particolare delle esecuzioni: nessuno di loro è morto da solo. Tutti furono uccisi insieme a qualcun altro. È il segno di una Chiesa comunitaria, fraterna, che vive e testimonia insieme.

Il momento presente

A conclusione dell’incontro tutti i presenti hanno condiviso la preghiera che fu trovata addosso a suor Odette Prévost, Piccola Sorella del Sacro Cuore di Charles de Foucauld, assassinata ad Algeri il 10 novembre 1995.

“Vivi questo giorno, Dio te lo dona, è tuo. Vivilo in Lui./ Il giorno di domani è di Dio, non ti appartiene./ Non caricare sul domani la preoccupazione di oggi./ Il domani è di Dio, affidaglielo. / Il momento presente è una passerella fragile, se l’appesantisci con i rimpianti di ieri, con l’inquietudine di domani, la passerella cede e perdi l’equilibrio./ Il passato? Dio lo perdona./ Il futuro? Dio lo dona./ Vivi il giorno di oggi in comunione con Lui”.

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di redazione@notiziecarpi.it 
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