Conferito il lettorato e l’accolitato a diciassette laici e laiche delle Chiese di Modena-Nonantola e di Carpi
di Virginia Panzani
Diciassette laici e laiche delle Chiese di Modena-Nonantola e di Carpi sono stati istituiti lettori e lettrici, accoliti e accolite dal vescovo Erio Castellucci, sabato 16 maggio, nel Duomo di Modena, durante la concelebrazione eucaristica nella vigilia della solennità dell’Ascensione. Diverse le provenienze, le esperienze personali, i cammini intrapresi, tutti però accomunati dal “sì” ad una comune vocazione, quella del servizio alla comunità cristiana. Sette i neo-ministri della Diocesi di Carpi: per il lettorato Isabella Barbi (Mirandola), Filippo Bastia (Quartirolo), Rita Nava (San Bernardino Realino); per l’accolitato Stefania Garuti (San Bernardino Realino), Maria Antonella Iasiello (Mirandola), Assunta Romano (San Martino Spino), Giuseppe Siani (Cattedrale). Al loro fianco i neo-ministri modenesi: per il lettorato Armanda Bertolucci, Elisabetta Colombini e Daniela Ottani (San Bartolomeo di Formigine), Valentina Calogero (Sant’Agostino- San Barnaba di Modena), Antonio Ruggieri (San Geminiano di Cognento); per l’accolitato Massimo Bastoni (San Vito Martire di Spilamberto), Anna Maria Guarna (in servizio presso il Santuario della Madonna di Puianello), Fabio Felicetti e Samuele Nagliato (San Bartolomeo di Formigine), Stefania Piccinini (San Pietro di Modena). Filippo Bastia, Antonio Ruggieri e Fabio Felicetti sono in cammino verso il diaconato. Presenti all’altare don Mauro Pancera, direttore del Servizio interdiocesano di formazione liturgica e alla ministerialità, l’incaricato per i ministeri, don Simone Bellisi, i diaconi Maurizio Santagata e Luca Malmusi, incaricati per la formazione rispettivamente dei lettori e degli accoliti, e alcuni dei parroci delle parrocchie di appartenenza dei nuovi ministri.
“Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra”: è la frase del Vangelo della solennità dell’Ascensione (anno A – Mt 28,16-20) su cui si è soffermato monsignor Castellucci nell’omelia. L’affermazione è pronunciata da Gesù nel momento in cui sale al Padre: non quella di un “megalomane inebriato dal potere”, ha osservato il Vescovo, ma di “uno che è vivo e che ha un potere diverso”. Gesù continua, poi, dicendo “andate dunque…”. “Che cos’è questo ‘dunque’? Significa: ‘da questo potere che mi è stato dato discende il mandato che oggi vi conferisco’ – ha spiegato mons. Castellucci – . Se Gesù fosse un uomo di potere come lo intendiamo noi, come spesso vediamo nella storia e nell’attualità, a questo punto direbbe ‘mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra, voi dunque andate e spadroneggiate su tutti i popoli’, oppure ‘andate e assoggettate tutti i popoli con le buone o con le cattive’, oppure ancora ‘andate e fate schiavi tutti i popoli’. Ma dato che il potere di Gesù è il potere dell’amore e del servizio e non è rappresentato da uno scettro o da un trono, ma da un grembiule e da una croce, il suo mandato è molto diverso”. Ecco allora, ha ribadito il Vescovo rivolgendosi ai nuovi ministri e ministre, “un mandato d’amore che richiede da parte vostra molta umiltà. Non la marcia trionfale, ma un cammino in punta di piedi accanto ai fratelli e alle sorelle, specialmente coloro che sono più fragili, ai quali – ha concluso – porterete l’annuncio della parola come lettrici e lettori e il dono prezioso dell’Eucaristia come accolite e accoliti. Andate dunque!”.




