Sanità,
Attualità, Editoriali
Pubblicato il Febbraio 26, 2025
Editoriale

Sanità, non solo questione di tasse

Dalla chiesa impegno per cura spirituale e riflessione etica

di Luigi Lamma

La salute sta a cuore a tutti. Allo stesso modo è interesse di tutti che la sanità funzioni e che mantenga la sua mission principale ovvero prevenire e curare, con la stessa competenza e con lo stesso impiego di risorse in ogni situazione, dal grembo materno fino agli ultimi istanti di vita. La chiesa non è certo indifferente all’affermazione di questo diritto universale, è coinvolta direttamente con la gestione di numerose realtà di sanità cattolica, alcune vere e proprie eccellenze, in ogni parte del mondo ma affianca e si pone a servizio della realtà sanitaria con la funzione specifica di cura spirituale per malati e operatori sanitari e di riflessione bioetica specie in ambiti di complesse situazioni cliniche e assistenziali. Nei giorni scorsi in un interessante convegno promosso dal Servizio interdiocesano di pastorale della salute a Modena si è dato a spazio alla dimensione spirituale della cura, mettendo in luce attraverso le esperienze dirette di numerosi operatori quale sia il livello di attenzione e di passione professionale che ancora caratterizza il personale che opera nelle strutture sanitarie modenesi. È indubbio che il primo fattore di umanizzazione delle cure e dei luoghi dove si accolgono i malati è costituito dalle persone che vi operano e dal vissuto di competenze ed esperienze che portano. Nella vicina chiesa bolognese la Scuola diocesana di formazione all’impegno sociale e politico, in collaborazione con Istituto Veritatis Splendor e Fondazione IPSSER ha organizzato un percorso dedicato al tema “Sanità e assistenza tra sussidiarietà e bene comune”, un ciclo di otto incontri che si concluderà il 29 marzo con esperti di livello nazionale. L’obiettivo del corso è chiarire come sia possibile garantire a tutti il diritto di cura, di cui spesso parla Papa Francesco, che oggi pare in forte difficoltà dovendo fare i conti con i cambiamenti necessari e urgenti per mantenere la valenza universalistica del servizio sanitario nazionale.

Le risposte della politica a questa sfida epocale purtroppo non sempre appaiono all’altezza. La sanità è spesso terreno di scontro, a volte motivato, il più delle volte inutile e fazioso, legato a questioni di campanile o di contrapposizioni pregiudiziali. Si può avere una facile dimostrazione dalle cronache locali di questi giorni: è riemerso il tema della chiusura del punto nascita dell’ospedale di Mirandola, il consiglio comunale di Carpi che si esprime, all’unanimità, per l’acquisto di attrezzature per la chirurgia robotica e poi la permanente difficoltà dei Pronto Soccorso, dei servizi di emergenza, le liste di attesa, ecc… A questo si aggiunge la ricorrente denuncia delle risorse insufficienti per il Fondo sanitario nazionale motivo per cui il Governatore della regione Emilia Romagna ha pensato bene di introdurre una stangata fiscale (Irpef, bollo auto, e ticket sanitari) che per le famiglie si aggiunge al caro bollette e a tutte le altre imposte che piovono qua e là dalle leggi finanziarie. Ci si può chiedere se sono tasse giuste che andranno a buon fine o se queste risorse aggiuntive a disposizione della sanità regionale non rappresentino l’evangelico “vino nuovo in otri vecchi”, perché non si fa altro che mantenere l’esistente, modelli organizzativi e strutture non più sostenibili, mentre il cittadino continua ad attendere le prestazioni, a spostarsi da un ospedale all’altro, a rivolgersi al privato perché non riceve risposte adeguate dal pubblico. Una recente nota dell’Azienda Usl di Modena informa che le aziende sanitarie e ospedaliere dell’Emilia saranno coinvolte in un progetto che mira a “rafforzare la salute di prossimità, potenziando l’integrazione tra ospedale e territorio, promuovendo nuove competenze per i professionisti sanitari e migliorando la governance del sistema sanitario”. Forse siamo sulla buona strada e non capiterà più che la prima disponibilità per una radiografia si palesi all’ospedale di Pavullo tra cinque mesi. Per un carpigiano è una bella gita ma non proprio all’insegna della prossimità di cura.

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