Giubileo dei Giovani, riflessioni di don Riccardo Paltrinieri
Intervista a don Riccardo Paltrinieri, assistente diocesano dei Giovani di Azione Cattolica, che ha partecipato al Giubileo dei giovani insieme ai pellegrini della Diocesi di Carpi
di Pietro Paulo Spigato
La partecipazione di don Riccardo Paltrinieri, assistente diocesano dei Giovani di Azione Cattolica, al Giubileo dei Giovani (29 luglio – 3 agosto) è stata un tassello fondamentale per il loro cammino. Il sacerdote si è fatto guida e compagno di viaggio dei ragazzi e delle ragazze durante tutto il corso dell’anno pastorale, curandone la formazione. Il suo occhio attento, da spettatore esterno ma attivo nell’esperienza giubilare, permette di mettere a fuoco e raccontare i passaggi più importanti del viaggio che i Giovani hanno compiuto con lui.
Don Riccardo, che cosa significa prendere parte al Giubileo?
È il secondo giubileo a cui partecipo; il primo nel 2000. Credo di ritenermi fortunato ad essere stato presente a due giubilei, entrambi dei giovani. Lo trovo un aspetto molto significativo del mio percorso e del mio ministero. L’anno giubilare per la Chiesa è un tempo opportuno per celebrare la grazia sovrabbondante di Dio: è un momento di incontro vivo e personale con il Signore Gesù (Spes non confundit, 1); un’esperienza di riconciliazione universale, con Dio, tra noi e con l’intero creato; una comunione vera e liberante nello Spirito, che dà ad ogni persona ciò di cui ha profondamente bisogno: pace e speranza! Allora, prendervi parte ha dimostrato indubbiamente la disponibilità specifica dei giovani a ricevere e a dare questa buona notizia a tutto il mondo!
Qual è stata l’importanza del percorso di avvicinamento a Roma, tramite i giorni precedenti in cammino?
I giovani della diocesi di Carpi hanno pensato di caratterizzare la preparazione alla giornata giubilare con un pellegrinaggio da Camaldoli a La Verna, cogliendo al contempo l’invito di Papa Leone ai vescovi della CEI di «sviluppare un’attenzione pastorale sul tema della pace» in virtù della relazione con Cristo (discorso martedì 17 giugno 2025). Dunque, questo percorso di avvicinamento a Roma è stato molto importante e formativo: ci ha permesso di prepararci al Giubileo meditando, pregando, condividendo e chiedendo la Pace di Cristo, attraverso l’esperienza concreta del “camminare insieme”.
Quali gli aspetti su cui si sono concentrati gli interventi di Papa Leone?
Cito un passaggio, per me molto significativo, della omelia del Santo Padre di domenica mattina: «La pienezza della nostra esistenza non dipende da ciò che accumuliamo né, come abbiamo sentito nel Vangelo, da ciò che possediamo (cfr Lc 12,13-21). È legata piuttosto a ciò che con gioia sappiamo accogliere e condividere (cfr Mt 10,8-10; Gv 6,1-13). Comprare, ammassare, consumare, non basta. Abbiamo bisogno di alzare gli occhi, di guardare in alto, alle “cose di lassù” (Col 3,2), per renderci conto che tutto ha senso, tra le realtà del mondo, solo nella misura in cui serve a unirci a Dio e ai fratelli nella carità, facendo crescere in noi “sentimenti di tenerezza, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di magnanimità” (Col 3,12), di perdono (cfr ivi, v. 13), di pace (cfr Gv 14,27), come quelli di Cristo (cfr Fil 2,5). E in questo orizzonte comprenderemo sempre meglio cosa significhi che “la speranza […] non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato”». In altre parole, Papa Leone ha voluto dare concrete parole di Speranza ai giovani, aiutandoli ad innalzare lo sguardo a Cristo, per non dimenticarci che solo in Lui riusciamo a trovare ciò che cerchiamo, ovvero quell’amore che «tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta» (1Cor 13,7).
Quanto si sono sentiti, i Giovani, parte di una comunità ampia con i pellegrini di tutti gli altri Paesi?
Solo in queste occasioni abbiamo la possibilità di conoscere il volto universale della Chiesa, espressione autentica della sua natura missionaria. Normalmente si vive la dimensione locale, che è fondamentale, perché è dove la nostra fede nasce, cresce e si forma. Però occorre anche vedere concretamente che il popolo di Dio, di cui facciamo parte, abbraccia tutta la terra, raccoglie persone di ogni lingua, cultura e tradizione.
Qual è l’immagine simbolo di questo Giubileo dei giovani? Che cosa i ragazzi e le ragazze porteranno per sempre con sé?
Non so se chiamarla immagine simbolo ma, secondo me, i giovani da questa esperienza si porteranno sempre dentro dei ricordi vivi della loro fede, a cui costantemente potranno attingere. L’incontro col Papa, le testimonianze di sabato pomeriggio e la veglia alla sera, i momenti di preghiera e la celebrazione eucaristica… c’è poco da fare, sono momenti dove la luce di Cristo risplende in modo tangibile, si percepisce la bellezza di rispondere alla sua chiamata e di rinnovare la volontà di seguirlo, tutti insieme, lungo le vie del mondo!




