Cei Emilia-Romagna, la posizione sulla legge regionale sul suicidio medicalmente assistito
Attualità, Chiesa

Pubblicato il

31 Luglio 2026

Cei Emilia-Romagna, la posizione sulla legge regionale sul suicidio medicalmente assistito

Ferma posizione dei Vescovi dell’Emilia-Romagna contro la legge regionale sul suicidio medicalmente assistito

A cura della Conferenza Episcopale dell’Emilia-Romagna

La Conferenza Episcopale dell’Emilia-Romagna, presieduta da Mons. Giacomo Morandi, Presidente Ceer e Vescovo di Reggio Emilia-Guastalla, ha predisposto una dichiarazione, di cui si pubblica il testo, in merito all’approvazione della legge regionale sul suicidio medicalmente assistito.

L’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna ha approvato il 23 luglio 2026 il progetto di legge che disciplina l’accesso al Suicidio Medicalmente Assistito (SMA). La nostra Regione diventa così la terza in Italia, dopo Toscana e Sardegna, a dotarsi di una normativa specifica sul tema in assenza di una legge nazionale. Già il 29 febbraio del 2024, come Vescovi dell’Emilia-Romagna avevamo espresso la nostra grave preoccupazione per la proposta della Regione che, attraverso un decreto amministrativo, intendeva introdurre il SMA. La proposta è diventata progetto di legge ora approvato dall’Assemblea Regionale. In questo contesto vogliamo ribadire ciò che a suo tempo affermammo in quella nota del febbraio 2024: “Il valore della vita umana si impone da sé in ogni sua fase, specialmente nella fragilità della vecchiaia e della malattia. Proprio lì la società è chiamata ad esprimersi al meglio, nel curare, nel sostenere le famiglie e chi è prossimo ai malati, nell’operare scelte di politiche sanitarie che salvaguardino le persone fragili e indifese, e attuando quanto già è normato circa le cure palliative. Impegno, questo, che qualifica come giusta e democratica la società. Procurare la morte, in forma diretta o tramite il suicidio medicalmente assistito, contrasta radicalmente con il valore della persona, con le finalità dello Stato e con la stessa professione medica”.

Il progetto di legge approvato ora, pur riconoscendo la possibilità di un’obiezione di coscienza degli operatori sanitari, che dovrebbe essere estesa anche ai farmacisti, e l’importanza delle cure palliative – che in realtà dovrebbero essere una pre-condizione e non una semplice informazione data al paziente – non è la risposta al vero problema che la malattia e la sofferenza pongono all’essere umano. Al contrario, in questi momenti la persona ha bisogno di essere accompagnata e sostenuta da coloro che sappiano condividere questa fase della vita e i suoi interrogativi e anche da quelle cure palliative che, se fossero assicurate a tutti, garantirebbero sollievo e sostenibilità nella malattia e nel dolore.

La legge regionale apre, inoltre, la strada a prevedibili allargamenti e favorisce una cultura della “inutilità” della vita della persona sofferente e gravemente inabile. Il principio di autodeterminazione reso assoluto finisce per snaturare l’esistenza in una dimensione privata, isolata, che provoca solitudine e che priva la persona della relazione con gli altri, in un individualismo che rinnega il valore della vita come bene comune da difendere e custodire insieme.

Esprimiamo vicinanza, amore e preghiera per le persone in condizioni di fragilità, per tutti coloro, e i familiari, che stanno soffrendo per le drammatiche condizioni di salute. In comunione con i nostri confratelli Vescovi della Regione Toscana ribadiamo che “la vita umana è un valore assoluto, tutelato anche dalla Costituzione: non c’è un ‘diritto di morire’ ma il diritto di essere curati e il Sistema sanitario esiste per migliorare le condizioni della vita e non per dare la morte” (Nota dell’Episcopato Toscano del 28 gennaio 2025).

Non possiamo, infine, non notare che la legge regionale è stata approvata il giorno della festa del Patrono della nostra regione, Sant’Apollinare, che ha dato la vita per la fede e per il popolo emiliano-romagnolo. Mentre celebriamo la Giornata Mondiale dei nonni e degli anziani, affidiamo a lui la fatica di vivere e la volontà di costruire un mondo in cui nessuno sia messo nelle condizioni di chiedere di interrompere la propria vita.

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