Mostraci, Signore, il sentiero della vita
Commento al Vangelo di domenica 19 aprile, III Domenica di Pasqua
Dal Vangelo secondo Luca
Ed ecco, in quello stesso giorno [il primo della settimana] due dei [discepoli] erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, (…). Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo. Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni? ». Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno (…) Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. (…) Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l’hanno visto». Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui. Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. (…)
Commento
A cura di Rosalba Manes
Nel brano evangelico Luca ci mostra il travaglio della fede dei discepoli. Per tutti i chiamati alla sequela non è stato facile andare dietro a Gesù, viste le esigenze di questo cammino. Dopo la sua morte però per alcuni la sequela appare insensata e persino impossibile. È ora di tornare a casa, di riabbracciare la vita di un tempo, prima di investirsi in un percorso che ha condotto a un vicolo cieco. Luca si sofferma su due discepoli di Cristo che decidono di salutare quell’esperienza intrapresa con tanto entusiasmo e dire addio a Gerusalemme. Partono risoluti verso Emmaus… Un senso di sconfitta fa capolino interiormente, il cuore è gonfio di tristezza e il passo si fa pesante, lento. La delusione inoltre è nemica della memoria e ha il potere di vanificare tutto, confondendo, ottenebrando. E quando la memoria sbiadisce si può anche avere una mèta ma si è comunque perduti. Senza memoria si perde il senso della propria chiamata e senza consapevolezza della propria chiamata si va verso un traguardo che più che una mèta è un abbaglio.
I due se ne vanno da Gerusalemme, quella città che dovrebbe profumare di pace – come dice il suo nome, che contiene la parola shalom – e che invece è satura di odio. Imboccano la strada del ritorno, ma il silenzio fa paura e iniziano a conversare, accendono il dialogo che libera la forza della compagnia che sola tiene a bada le angosce del cuore umano. Parlano i due, colmando con parole i vuoti interiori e qualcuno si avvicina con delicatezza per chiedere ospitalità nella conversazione. Il Maestro in carne ed ossa… si finge forestiero e dice di non sapere cosa sia successo di recente a Gerusalemme. Finge non per mentire, ma per guarire. E per dal senso di delusione, libera la domanda: “Che cosa è successo?” e i due sono un fiume in piena… Raccontano di Gesù, delle sue opere e delle sue parole, della cattura, della condanna e dell’esecuzione, delle donne che al sepolcro non hanno trovato il corpo del Maestro e dicono che egli è vivo. Raccontano di aver sperato e confessano di aver ormai smarrito la speranza, tanto da rinunciare a indagare sulla vicenda della tomba vuota. Ed è a questo punto che il forestiero interviene e prende la parola… solo dopo che i due di Emmaus hanno fatto l’autodiagnosi della loro perdita di speranza. Formando i discepoli alla sequela, il Maestro aveva parlato della sua passione come via per accedere alla gloria. Perciò il forestiero li scuote perché si sveglino e mostra come le Scritture hanno ampiamente parlato della sofferenza che fa entrare nella gloria.
E mentre il Maestro parla, giungono finalmente ad Emmaus. Egli mostra di voler proseguire, ma i due non vogliono lasciarlo andare. Gli chiedono di restare perché il buio della sera riaccende le paure, e a tavola mentre il forestiero benedice, spezza e distribuisce il pane, accade il riconoscimento: “è il Signore!”. Egli però subito scompare e nel cuore dei due si risveglia la memoria, si riattiva la fede, si riaccende la voglia di continuare il cammino e il desiderio della comunione con gli altri. Il Maestro è vivo e chiede ancora di seguirlo lungo le vie del mondo, non come individui che si rifugiano nelle proprie sicurezze o nel benessere personale, ma come comunità di fratelli e sorelle che sanno nutrire la memoria dell’incontro con Cristo e ravvivarla mediante la preghiera, la testimonianza, la forza dei sacramenti e degli affetti.
L’opera d’arte
Francisco de Zurbaràn, Cena in Emmaus (1639), Città del Messico, Museo Nacional de San Carlos. L’episodio della “cena in Emmaus” è un soggetto frequente nella storia dell’arte, rappresentato da grandi maestri come Pontormo, Caravaggio, Velàzquez. La versione di Zurbaràn, uno dei maggiori artisti del Seicento spagnolo – le cui opere erano molto richieste anche nelle colonie del Nuovo Mondo – si caratterizza per una grande semplicità: la scena è ambientata davanti ad un tavolo con i tre personaggi disposti simmetricamente e – aspetto inconsueto – all’aperto, con un paesaggio sullo sfondo.
Non ci sono ricche pietanze o stoviglie, né reazioni enfatiche da parte dei discepoli, né personaggi secondari, quali l’oste o la cameriera, che facciano distogliere l’attenzione. Al contrario, attraverso l’uso sapiente di luci ed ombre, lo sguardo dell’osservatore è attirato verso il volto e le mani di Cristo, il misterioso personaggio al centro: egli, “travisato” con l’abito e il copricapo da pellegrino di Santiago de Compostela – colui che si mette in cammino per la fede – è colto nell’atto di spezzare il pane, momento in cui, come dice il Vangelo, i discepoli finalmente lo riconobbero.
V.P.




