La solitudine dei ragazzi sui social
Etica della vita, una rubrica a cura di Gabriele Semprebon
Ogni giorno l’attualità ci porta notizie di giovani e giovanissimi che commettono reati anche molto gravi; ci si può chiedere: come si può arrivare a questo, quando una persona oggi è circondata da tanti amici, compagni di scuola, educatori… come si può addirittura uccidere all’interno di una rete sociale estremamente vasta che dovrebbe contenere gli esiti di frustrazioni importanti. Probabilmente, questa è solo una delle tante cause; i ragazzi e i giovani di oggi, forse anche gli adulti, sono perennemente connessi alla rete ma profondamente soli. Per esempio, cosa può aver favorito la diffusione dei social network a uso sentimentale? Anzitutto, essi permettono una facilitazione, una modalità ansiolitica, promettono di vincere l’ansia del primo approccio, permettono di non mettersi in gioco. È facile entrare in relazione utilizzando un nickname: anche i più timidi e insicuri acquisiscono la possibilità di accreditarsi alla ribalta del mondo, possono sperare di essere invitati alla grande festa illudendosi di essere qualcuno nonostante i loro limiti.
Questa modalità, che prende anche noi adulti, è fuorviante e falsa, ovvero, ci dà l’impressione di essere tutti uguali e questo non lo siamo. Non siamo uguali per età, per cultura, per conoscenza, per esperienza, ognuno è un mondo a sé e deve spendersi, giocarsi fisicamente con l’altra persona, non può mascherarsi e fingersi qualcun altro. Chi si confessa di questa truffa? L’illusione crea delle relazioni illusorie, fanno vivere un sogno che in realtà è una catastrofe. Il luna Park dell’illusione ci fa credere di essere tutti sullo stesso piano, che tutti possono far tutto, senza conquistare nulla, senza fatica e senza sudore: questa dipendenza porta a morte, morte dell’altro o morte di sé stessi. La relazione vera, vissuta realmente, significa competizione, frustrazione, lavoro, perché, sostenere un dialogo, un confronto può creare disagio e si spendono tante energie. Davanti a ciò si preferisce il virtuale perché è più vicino all’idea che si ha oggi della relazione… ma tutto questo è un disastro!




