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In punta di spillo
Pubblicato il Maggio 1, 2026

Non è vero che il male ha sempre l’ultima parola, basta solo guardarsi attorno

In punta di spillo, una rubrica di Bruno Fasani

“Nessuno ha amore più grande di chi dà la vita per i suoi amici” (Gv. 15, 13). Se c’è una certezza di cui dobbiamo essere convinti è che Dio non parla al mondo soltanto con le parole scritte nella Bibbia. È la storia stessa che, nel suo scorrere, ci racconta Dio attraverso le opere delle creature. Se la Parola ci illumina, ci giudica e rende fecondo il nostro operare, non meno importante è capire cosa ci dice Dio attraverso i fatti piccoli e grandi delle nostre giornate. Non so se Massimiliano Coscia 51 anni di Foggia, ma in servizio a Numana come brigadiere capo, sia credente o meno o se abbia coscienza di aver scritto una delle più belle pagine evangeliche di questi giorni. So però che il suo gesto rende onore all’essere umano, in un momento storico in cui, tornasse Darwin, sarebbe tentato di mettere a fuoco la regressione della specie. Il tutto accade su uno scoglio a strapiombo su quel mare marchigiano meta di un turismo innamorato e fedele. È sera quando ai carabinieri arriva la telefonata allarmata di una signora del luogo. Il marito le ha annunciato la decisione di farla finita. Attraverso la geolocalizzazione i carabinieri arrivano sul posto, uno scoglio roccioso a strapiombo sul mare. Sono in tre e devono stare attenti a non fare passi falsi per non far precipitare le cose.

L’aspirante suicida, alla loro vista, scappa su un altro spuntone per evitare di essere agguantato. Davanti a lui e davanti ai carabinieri c’è il baratro, il mare profondo coi suoi gorghi. È a quel punto che Massimiliano Coscia si avvicina. L’uomo si divincola, ma ciò che fa il è un gesto che ha sapore di Vangelo. Con un guizzo che potrebbe fare un ladro o un innamorato non rassegnato, estrae una coppia di manette. Una la stringe al suo polso, l’altra al polso del giovane disperato. La storia potrebbe essere qui a parlarci di due morti. Massimiliano lo sa, ma ha deciso di giocare il proprio destino facendo proprio quello dello sconosciuto che vede in faccia per la prima volta. Gli si siede accanto e inizia a parlargli. Della vita, delle cose belle che ci passano accanto, prima che il virus della malinconia rubi la voglia di vivere. Parla lentamente, mentre il cuore fa da metronomo ai battiti della paura. Parla di sé. Una confidenza che sembra infrangersi sui flutti come i pensieri tristi del suo vicino. Da ultimo gioca la carta degli affetti. A casa ho un bambino piccolo gli sussurra… L’uomo dai pensieri tristi alza gli occhi per la prima volta e incrocia quelli della bontà che lo sta accarezzando. Qualche lacrima comincia a sciogliere i grumi della disperazione, tanto più che anche lui a casa ha due bambini che lo aspettano. Poi è un abbraccio e l’intervento degli altri carabinieri verso la salvezza.

Leggevo la cronaca di questa vicenda e mi chiedevo perché la maggioranza degli informatori l’ha passata sotto silenzio, come una storia romantica alla De Amicis, superata nel genere come letteratura d’altri tempi. Non che Massimiliano Coscia rivendicasse qualche visibilità. Ho fatto solo il mio dovere, è stato il suo unico commento. Del resto era solo il 2020 quando aveva agguantato un altro disperato in bilico su un ponte a dieci metri dal suolo. Sono grande e grosso, se li afferro non mi scappano più, sostiene con ironia, alludendo alla sua mole non proprio da passerella. Inutile dirgli che, a fronte del fisico, la mole dell’animo ha le misure di un gigante.

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