Preghiera.
Attualità, Chiesa, Modena
Pubblicato il Maggio 26, 2026

Preghiera. Accogliere per superare le discriminazioni per l’orientamento sessuale

A Modena la veglia ecumenica con il vescovo Castellucci e il pastore valdese Bouchard, testimonianze di persone e famiglie

Umberto Borelli

“Tutti noi siamo feriti e tutti purtroppo abbiamo inferto ferite. Tutti abbiamo bisogno di conversione…”: in queste parole del vescovo Erio è racchiuso il senso profondo della veglia di preghiera che a Modena, come in diverse diocesi italiane, è stata indetta per favorire il superamento della omotransbifobia. Lo scorso giovedì 21 maggio presso la chiesa parrocchiale di Gesù Redentore, circa centocinquanta persone, delle più diverse età hanno partecipato alla quinta veglia locale annuale, la seconda ecumenica e la prima presieduta congiuntamente dal Vescovo Erio Castellucci e dal Pastore Daniele Bouchard della chiesa evangelica valdese – unione delle chiese metodista e valdese. In un clima di raccoglimento sono state lette le Invocazioni allo Spirito Santo, poi canti, confessioni di fede, due toccanti testimonianze, due letture della Parola di Dio e due relative meditazioni del Pastore e del Vescovo.

La prima testimonianza è stata quella di E., uomo gay, credente e studente dell’istituto di scienze religiose: ha parlato dello stigma sociale di diversità nell’orientamento sessuale che lo accompagna fin da bambino, degli insulti e delle battute che fanno “più male oggi di allora. Allora erano soltanto parole, oggi sono piccole pietre…macigni pesanti e difficili da sostenere”, della omofobia comunque da lui interiorizzata con l’assimilazione dei tanti pregiudizi negativi che hanno finito per far “provare sentimenti di disprezzo o di vergogna per il proprio orientamento…come delle radiazioni invisibili il cui danno si vede solo nel tempo”. Poi la bellezza e la gioia del recente incontro con “fratelli e sorelle nella fede, sacerdoti e suore che mi hanno fatto sentire l’amore che Dio nutre per me…Nuovi padri e nuove madri che con intensa e semplice empatia mi hanno fatto sentire un figlio desiderato”.

La seconda testimonianza è stata quella di S. e M., bolognesi, genitori di una figlia che sette anni fa, quando aveva sedici anni, ha confidato loro di essersi innamorata di una compagna di scuola, un sentimento che non aveva cercato e non avrebbe voluto provare. La loro reazione è stata quella di abbracciarla e di cercare di tranquillizzarla, dicendole che le volevano bene e sarebbero stati al suo fianco. Poi “abbiamo capito alcune cose fondamentali, cioè che nostra figlia non è malata, non segue una moda, è così e basta, come il Signore l’ha voluta e ce l’ha donata”. Dopo un’iniziale chiusura in loro stessi ed un periodo di allontanamento dagli altri “per vergogna, per paura dei giudizi altrui e perché ci sentivamo lontani dal Signore, dalla Chiesa e dalla parrocchia che fin da giovani avevamo frequentato e servito assiduamente”, è emerso un grande desiderio di scambiare pensieri e sentimenti con altre mamme ed altri papà come loro e hanno conosciuto un gruppo che una volta al mese si incontra per meditare sulla Parola di Dio, confrontarsi e condividere il proprio vissuto. Un gruppo che si è ben inserito nella parrocchia e che partecipa anche ai ritiri per famiglie organizzati dalla Diocesi di Bologna.

Il Pastore Bouchard ha commentato Isaia 43 preferendo alla abituale traduzione “io ti ho riscattato” la diversa e filologicamente anch’essa accettabile “io ti ho reintegrato”. “Nel doppio significato. Reintegro le diverse parti di te, che sono scisse e divise, che faticano a relazionarsi le une con le altre, ad accettarsi reciprocamente E nel senso esterno: ti reintegro nelle relazioni sociali, ti do una nuova possibilità di accettare e di essere accettato, di relazionarti e di entrare in relazione con le singole persone, con la comunità, di avere un tuo ruolo nella società”. Ha quindi spiegato le parole successive “ti ho chiamato per nome” prima sottolineando “col nostro nome, quello vero, quello nel quale ci riconosciamo, che sentiamo nostro e che Dio conosce e rispetta”, poi aggiungendo che “essere chiamati per nome significa essere visto e riconosciuto, essere importante nella propria unicità, inserito in una relazione, valorizzato come persona che ha un contributo da dare alla relazione, sia a quella con Dio sia a quella con gli altri”. Infine, il Vescovo Castellucci ha riflettuto su una pagina del Vangelo di Giovanni (20,19-23) suggerendo implicitamente una qualche analogia far la comunità ferita degli Apostoli che la sera di Pasqua incontra nel Cenacolo e la comunità dei credenti omoaffettivi ferita da violenze e discriminazioni. “Qui siamo tutti vittime di violenze, errori, drammi”. Eppure Gesù augura la pace e non cambia neppure la squadra ma donandole lo Spirito Santo la dota invece di una nuova energia. “Tutti noi siamo feriti e tutti purtroppo abbiamo inferto ferite. Tutti abbiamo bisogno di conversione…Tutti siamo reciproci peccatori, nessuno escluso, ognuno porta il peso e le risorse della propria storia personale, della propria esperienza a volte faticosa e a volte gioiosa, delle proprie scelte e condizionamenti…Oggi siamo qui anche per chiederci perdono per le ferite inferte, per chiedere la capacità di un reciproco ascolto profondo, senza chiusure pregiudiziali, senza giudizi affrettati”.

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