Memoria
Attualità, Eventi, Mirandola, Sport
Pubblicato il Giugno 8, 2026

Memoria Festival: Achille Polonara, l’essenza di una vita da vivere

Achille Polonara, ex giocatore di basket, ospite lo scorso 5 giugno al Memoria Festival di Mirandola, ha raccontato la sua storia di campione e di uomo, anche attraverso l’esperienza della malattia

di Miriam Esposito

 

Foto Comune di Mirandola – Memoria Festival

 

Ci sono storie che vale la pena raccontare e altre che non si possono dimenticare, perché ricordare dà senso a ciò che si è vissuto. Una di queste è quella di Achille Polonara, 34 anni, ex giocatore di basket, che lo scorso 5 giugno ha presentato il suo libro “Il mio secondo tempo: Una storia di basket, una storia di vita” al Memoria Festival a Mirandola. Un racconto che non parla solo di uno sport in cui i quarti si affrontano uniti e in squadra, ma di una sfida individuale da combattere per riuscire a rialzarsi e rivedere la luce al di là del tunnel.
Achille scopre di avere la leucemia mieloide acuta il 15 giugno 2025. In quell’istante il mondo gli crolla addosso e per un momento pensa di arrendersi, di non provare a combattere contro quel male che gli voleva portare via gli attimi più belli della sua vita.
“Devi farlo per l’amore dei nostri figli”. Queste le parole della moglie, Erika, al vedere la reazione del marito. Una responsabilità che pesa perché lottare per vincere non era più questione di canestri, ma di affetto per le persone che hanno sempre creduto in lui e che mai avrebbero smesso di volergli bene, perché quando tutto va storto a salvarci è l’amore che ci viene donato. Uscire dalla propria “comfort zone” per affrontare una situazione inaspettata può essere difficile. Tuttavia Polonara quest’esperienza l’ha sperimentata diverse volte durante la sua carriera grazie a Gianmarco Pozzecco, al tempo allenatore della Dinamo Sassari e della Nazionale, che avendo capito il suo valore gli aveva addossato molte responsabilità. Achille infatti sottolinea “per me la responsabilità è collegata alla pressione perché quando è presente vuol dire che c’è valore e questa fa crescere tanto sia come giocatori che come persone”. Crescere vuol dire anche rendersi conto di quanto ciò che si dà per scontato o per cui ci si lamenta è quello di cui non si può fare a meno. “Mi sono accorto della fortuna che avevo quando l’anno scorso vedevo dall’ospedale le partite dell’Europeo”. Queste le parole di Achille nel ricordare i suoi momenti con la Nazionale. Il suo sogno più grande, oltre ad arrivare in NBA, è sempre stato quello di giocare in azzurro, di indossare quella maglia che rappresenta un pezzo d’identità e di cantare insieme ai suoi compagni quell’inno che, sentito in tv, sempre gli faceva venire i brividi.
Dopo la diagnosi inizia diversi cicli di chemioterapia a Valencia, fino a quando il 25 settembre 2025 grazie alla compatibilità con una donatrice degli USA viene sottoposto al trapianto di midollo.
Dopo qualche settimana i dottori decidono di dimetterlo. Prima di farlo, però, gli tolgono il catetere e a causa di una complicanza soffre di una carenza di ossigeno cadendo in coma. Achille ricorda: “mentre ero in coma l’unica persona che riuscivo a riconoscere era mia moglie, e mi ricordo che mi metteva sempre la mia canzone preferita di Olly. Io mi emozionavo e lei diceva che se dovevo piangere me la toglieva. Io mi agitavo, il suono della macchina a cui ero collegato non cessava e quindi lei era costretta a rimetterla”.
Il 4 maggio 2026, per la perdita di forza e sensibilità nella mano destra causata dal coma non solo decide di lasciare il basket giocato ma anche lo spogliatoio, ovvero il vivere i ragazzi con cui giocava.
Una carriera spezzata da un male inatteso, ma una vita ancora tutta da vivere con il sorriso, senza mai dimenticare questa battaglia per poter vivere appieno ogni secondo della propria esistenza assaporando l’essenza di un nuovo modo di seguire la propria passione, magari da allenatore, e tramandarla agli altri. Perché sorridere alla vita può sempre rendere le difficoltà più facili da affrontare e soprattutto insegna a guardare il mondo con un altro sguardo. Lo sguardo della speranza.

Ricordi e riflessioni di un atleta
Uno dei momenti più belli della carriera di Polonara è stato, racconta, “quando ho eseguito una tripla contro la Serbia, o meglio aver vinto contro la Serbia dopo 17 anni dall’ultima volta e ci siamo qualificati per le Olimpiadi. Un altro è stato il mio secondo anno in Spagna con il Baskonia quando abbiamo vinto la Liga ACB”
Molto profondo il suo rapporto con Bologna. “Giocare alla Virtus Bologna è stata una bell’esperienza, impagabile perché ho vinto il mio primo scudetto con loro nel 2025. Tuttavia lì mi sono girato tutti e tre gli ospedali”. Queste le parole cariche di ironia di Achille per descrivere una realtà che tanto gli ha dato ma molto gli ha tolto. Nonostante non abbia potuto partecipare all’ultima partita della stagione, quella decisiva, i suoi compagni di squadra hanno organizzato una specie di corteo nella sua camera d’ospedale per condividere con lui il trofeo e quella vittoria frutto del lavoro di tutti.
Quest’esperienza ha portato Achille a vivere la fede in maniera diversa. “Ho mille domande a cui ancora non ho trovato una risposta. Prima non c’era momento in cui non andavo a dormire senza pregare, adesso mi sono preso un momento di pausa”. Queste le parole di Achille che definiscono un rapporto messo alla prova dalle difficoltà affrontate e a cui ancora non riesce a dare una spiegazione. Le risposte non sempre arrivano subito, ma in ogni dolore che si vive è nascosto un insegnamento che bisogna essere pronti a captare perché solo così si può trovare la vera via della felicità.

 

 

Santi, esempi di vita e dispensatori di fede
Padre Ricci “custode” di San Nicolò, Teresa Foracchi madre della gioventù e monsignor Gino Lugli “sentinella” dei casi difficili
di Giacomo Sforzi 
Pubblicato il 8 Giugno, 2026
Padre Ricci “custode” di San Nicolò, Teresa Foracchi madre della gioventù e monsignor Gino Lugli “sentinella” dei casi difficili
Sagra di San Francesco: la Festa della Famiglia chiude l’anno pastorale
La Parrocchia di San Francesco d’Assisi a Carpi ha celebrato domenica 7 giugno, l’ultima giornata della 33ª Sagra della Madonna della Rosa, che ha coinciso anche con la conclusione dell’anno pastorale.
di Daniele 
Pubblicato il 8 Giugno, 2026
La Parrocchia di San Francesco d’Assisi a Carpi ha celebrato domenica 7 giugno, l’ultima giornata della 33ª Sagra della Madonna della Rosa, che ha coi...