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Pubblicato il Luglio 5, 2026

La sagra di San Bernardino Realino

Tre serate, dal 3 al 5 luglio, per ritrovarsi, riconoscersi, ricominciare insieme.

“Il Vangelo risuona dove i popoli si incontrano.” Lo ha detto Papa Leone il 4 luglio 2026, a Lampedusa. Una frase che risuona anche qui, a Carpi, tra il profumo delle grigliate, la musica e il vociare dei bambini. Perché anche una sagra parrocchiale è luogo di incontro.

Il vociare e il rincorrersi dei bambini, i gruppetti di persone che si raccontano divertiti, i giochi, la musica, il grande via vai — tutto questo è la sagra della parrocchia di San Bernardino Realino. Tre serate, dal 3 al 5 luglio, per ritrovarsi, riconoscersi, ricominciare insieme. Non solo un appuntamento gastronomico: è la festa di tutta una comunità, che si ritrova per riprendere il proprio cammino.

Quanto lavoro c’è dietro? Oltre cento volontari, di tutte le età, che si mettono a disposizione per fare cose lontanissime dalle loro occupazioni quotidiane. La sagra chiede moltissimo. E restituisce altrettanto: è un polmone per la parrocchia, non solo dal punto di vista economico, ma di relazioni, amicizia, appartenenza. Per chi vive la solitudine, può diventare la risposta a un bisogno semplice e profondo: incontrare l’altro. Sentirsi chiamare per nome.

 

A illuminare questo spirito, nella messa del 4 luglio, le parole del Vescovo di Carpi Erio Castellucci — che ha ricordato il rovesciamento che Gesù opera del significato del potere:

 “Chi è il più grande tra voi diventi come il più piccolo e chi governa come colui che serve. Gesù chiede che ogni nostra autorità, grande o piccola che sia, si eserciti nella forma del servizio.”

San Bernardino Realino — il patrono che dà il nome a questa parrocchia — ne è il testimone: giurista, podestà, uomo di grande autorità pubblica, che ha saputo esercitare il suo potere a partire non dal codice, ma dal cuore delle persone. Come ha ricordato il Vescovo:

 “Colui che serve sa che per esercitare un potere reale, autentico, evangelico, non si può semplicemente partire dal codice. Bisogna partire dal cuore, bisogna partire dalla condizione vera delle persone.”

Omelia del Vescovo Erio Castellucci

È questo stesso spirito che anima la mostra allestita nella pagoda della sagra, dedicata a Pier Giorgio Frassati — canonizzato da Papa Francesco il 7 settembre 2025. Un giovane laico torinese, morto il 4 luglio 1925 a soli 24 anni. Esattamente centouno anni fa, in questo stesso giorno.

“È un santo che dice tantissimo ai giovani del nostro tempo. Il suo motto era ‘vivere, non vivacchiare’ — avere un ideale grande, una verità da difendere. Una storia semplicissima, ordinaria, eppure così straordinaria, così Nadia Bertelli organizzatrice della mostra ci parla di Frassati.

“Vivere e non vivacchiare.” Un motto che arriva fino a questi tavoli, a questi volontari, a questi giovani che per tre serate hanno scelto di esserci. Se lo spirito di servizio diventa coinvolgimento, solidarietà, entusiasmo, allora si è raggiunto il traguardo.

E quando la serata finisce, resta dentro un impasto di gioia e stanchezza. L’abbraccio indiretto di quanti hanno trascorso il loro tempo serenamente — un po’ anche per merito tuo. Perché il Vangelo risuona dove i popoli si incontrano. E in questo angolo di Carpi, in queste tre serate di luglio, si incontrano davvero.

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