L’antropologa Pat Patfoort a Carpi per parlare di nonviolenza
Martedì 7 luglio, alle 21, al Museo diocesano a Carpi, incontro pubblico con l’antropologa belga Pat Patfoort per parlare di gestione nonviolenta dei conflitti
Pat Patfoort
Martedì 7 luglio, alle 21, presso il Museo diocesano a Carpi (corso Fanti 44), si terrà l’incontro dal titolo “Difendersi senza aggredire. E’ possibile individuare un modo diverso di rapportarsi con gli altri?”. L’antropologa belga Pat Patfoort, mediatrice internazionale nella gestione nonviolenta dei conflitti, presenterà il suo approccio teorico e pratico denominato “Modello MmE”. L’iniziativa, organizzata dal Servizio di Pastorale sociale, del lavoro e della pace delle Diocesi di Modena-Nonantola e di Carpi, è ad ingresso gratuito.
Pat Patfoort è una formatrice e ricercatrice belga che ha sviluppato il suo metodo in quarant’anni di lavoro sul campo: nelle scuole, nelle comunità, nelle organizzazioni, in zone di conflitto – ad esempio, Caucaso, Kosovo, Ruanda, Congo e Senegal. I suoi libri sono tradotti in più lingue e utilizzati in contesti educativi e pastorali in tutto il mondo.
Secondo la professoressa Patfoort, spiega don Carlo Bellini, direttore del Servizio interdiocesano di Pastorale sociale, del lavoro e della pace, “la nostra società ci educa a pensare che in ogni divergenza debba esserci un ‘vincente’ (maggiore) e un ‘perdente’ (minore). Questo meccanismo genera una catena infinita di violenza. Per spezzarla, Patfoort ha elaborato il Modello MmE (Maggiore-minore-Equivalenza), che si fonda su tre pilastri pratici – prosegue don Bellini -. Riconoscere che le persone hanno lo stesso valore biologico e sociale, uscendo dalla logica del ‘maggiore’. Distinguere tra posizioni e bisogni: spesso ci si scontra sulle ‘posizioni’, ciò che diciamo di volere, senza comprendere i ‘bisogni’ profondi, cioè le motivazioni reali che ci spingono, che sono quasi sempre legittime e non mutuamente esclusive. Imparare ad affermare i propri diritti e a proteggere se stessi senza aggredire o sminuire l’altro”.
Chi conosce i Vangeli può notare una consonanza con questa proposta, osserva don Bellini: “Gesù incontra costantemente la diversità ma non si pone in alto: né con la donna adultera, né con l’esattore delle tasse Zaccheo, né con la donna samaritana al pozzo. Quando risponde non usa la parola per umiliare o per occupare il posto del vincitore, ma per rendere possibile un cambiamento che l’altro possa scegliere liberamente”.
L’incontro del 7 luglio, conclude con Bellini, intende offrire “spunti pratici e coordinate culturali per trasformare gli ambienti di lavoro, le aule, i centri giovanili e le parrocchie, in ‘laboratori’ dove il conflitto smette di essere una minaccia e diventa uno spazio di crescita condivisa”.




