La sofferenza di Gesù è anche la nostra sofferenza
Etica della vita, una rubrica a cura di Gabriele Semprebon
Partiamo dalla storia di una santa, celebrata pochi giorni fa, per arrivare all’oggi: santa Maria Goretti ha perso la vita per difendere un valore, la verginità, la purezza… Una ragazzina in relazione stretta con Dio e con i Suoi insegnamenti che ha riconosciuto nei valori cristiani qualcosa di più grande della vita stessa. La perdita della vita è stata la conseguenza del mantenere la coerenza con le proprie scelte valoriali, e la Chiesa ha riconosciuto questo come un atto eroico: quella vita perduta è in realtà l’offerta per mantenersi compatta con la propria fede, per essere fino in fondo veramente una cristiana. Maria Goretti ha fatto questo per amore di Gesù Cristo e da questa scelta capiamo che la vita non è il valore assoluto, in quanto la si può perdere per un valore ulteriore, però, la vita è il valore più importante in quanto se non c’è vita non ci possono essere gli altri valori.
Oggi, il valore vita si manipola, anche tra i cristiani, in maniera scorretta, o facendone un assoluto o mettendolo completamente in relazione alla volontà del soggetto: il “relativismo” fa da padrone. Oggi abbiamo diverse modalità di approccio alla vita e al suo finire, dove filosofia, religione, politica si fanno battaglia per imporre un modus di ragionare e scegliere e tutto sempre ben piantato su un forte relativismo etico: la vita è mia e ne faccio quel che voglio. Difficilmente si parla, anche tra cattolici, di accettazione di una situazione come partecipazione alla sofferenza di Cristo. Abbiamo paura che si sfoci in un dolorismo di sapore antico o quasi di una sorta di masochismo voluto da Dio per farci soffrire con Lui.
Niente di tutto ciò ma è opportuno, in questo periodo storico, presentare anche il valore della sofferenza, che non è certo la ricerca del dolore in quanto tale ma è il vivere ciò che mi è stato chiesto, in comunione con la vita di Gesù Cristo. Questo è un valore altissimo non obbliga nessuno ma il cristiano lo deve tenere presente perché di fronte a lui ha l’esempio del Maestro. Se il Maestro, Gesù, insegna, allora anche questo insegnamento deve essere trattenuto ed elaborato, come risposta ad una situazione di dolore che tutti noi, prima o poi, siamo chiamati ad affrontare.




